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Hollande: meno tasse sul lavoro

Rilassato, sorridente, la battuta pronta, il presidente francese François Hollande ha usato la sua prima conferenza stampa per ribattere a tutti quelli che nei giorni scorsi – dopo l’annuncio del “patto di competitività”, i 20 miliardi di crediti d’imposta alle imprese e l’aumento dell’Iva – hanno parlato di una svolta, di un cambio di rotta.
«Non abbiamo rinnegato nulla – ha detto Hollande – e non c’è stata alcuna svolta. La situazione della Francia è grave. Con un debito pubblico oltre il 90%, una disoccupazione in crescita da 17 mesi, la continua perdita di competitività e il peso decrescente dell’industria. In campagna elettorale avevo parlato della necessità di un patto tra tutti gli attori sociali ed è quello che abbiamo fatto. Perché non c’è bisogno di uno shock, parola che i mercati peraltro non amano, ma di uno sforzo collettivo, di una mobilitazione generale».
«Abbiamo cercato di coniugare – ha aggiunto – il necessario rigore nei conti pubblici con il sostegno alla crescita. Abbiamo trovato il modo di non appesantire il budget dell’anno prossimo pur assicurando alle aziende risorse che potranno utilizzare fin dall’inizio del 2013. E l’intervento di ristrutturazione del l’Iva non ha niente a che vedere con l’aumento massiccio deciso dal precedente Governo».
Il presidente ha difeso l’azione di questi primi sei mesi cercando di convincere che sono state poste le basi per un rilancio economico del Paese: «Il nostro destino non è quello del declino. La riconquista del nostro futuro è cominciata. E sono sicuro che tra cinque anni, alla fine del mio mandato, la Francia avrà ritrovato fiducia in sé stessa e i giovani staranno meglio di oggi».
In controtendenza rispetto a tutte le previsioni relative al 2013, che immaginano per la Francia una crescita compresa tra lo zero e lo 0,4%, Hollande ha ribadito gli obiettivi del Governo: «Noi non siamo in una logica previsionale ma di azione. Il nostro compito è quello di andare a cercare la crescita, insieme a tutte le forze vive del Paese, per realizzare lo 0,8%». Che comunque non basterebbe a invertire la curva della disoccupazione, come pure il presidente ha promesso.
Hollande ha riconosciuto che c’è un problema di costo del lavoro («I 20 miliardi servono proprio a ridurlo») e ha assicurato che le riforme strutturali arriveranno, a partire da quella sulla flessibilità del mercato del lavoro («Perché dobbiamo produrre di più e meglio»). Se non ci si riuscirà con il negoziato tra imprese e sindacati sarà il Governo a intervenire.
Così come ha ribadito che il tempo dell’aumento della pressione fiscale è finito. Ora viene quello della riduzione di una spesa pubblica, «che pur avendo raggiunto il 57% del Pil non è diventata più efficace».
Hollande ha anche confermato che entro la fine dell’anno ci sarà la nuova legge bancaria, destinata a separare «le attività di raccolta, di deposito, di finanziamento dell’economia da quelle speculative».
Sul fronte europeo, il presidente francese si è schierato decisamente per «un’Europa a più velocità, come già abbiamo fatto con la tassa finanziaria, in cui l’Eurozona si strutturi sempre meglio e abbia una sua forza autonoma sempre maggiore».
Quanto infine ai rapporti con la Germania, apparentemente sempre più difficili, Hollande ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi dubbio: «L’importante non è quello che si dice ma quello che ci diciamo. E che facciamo. La realtà è che siamo entrambi coscienti della nostra responsabilità, che è quella di far avanzare l’Europa. Certo ci sono a volte opinioni e sensibilità diverse, certo ci sono scadenze elettorali che possono condizionare, ma nulla indebolirà le nostre relazioni. Non ci sono lezioni da dare e nessuno le dà».
Hollande è quindi convinto che si troverà l’accordo sul rifinanziamento della Grecia, «poiché Atene ha fatto gli sforzi che le erano stati chiesti».
Pur nella gravità della situazione un presidente ottimista e fiducioso, insomma. Nonostante la crisi di popolarità e le riforme strutturali che ancora mancano all’appello.

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