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Holding estere al tribunale imprese

Competenza concentrata e, nello stesso tempo, ampia, per le cause in Italia delle multinazionali. Che delle controversie delle holding con sede all’estero siano titolari pochi uffici giudiziari, le sezioni specializzate in materia d’impresa di 11 tribunali, lo ha previsto il decreto legge 145 del 2013, con disposizione in vigore dal febbraio di quest’anno. Che la competenza si estenda a tutte le cause previste, indipendentemente dal fatto che la società straniera sia attrice o convenuta, lo stabilisce il tribunale di Milano con ordinanza del 29 agosto 2014.
A conferma del fatto che in questa prima fase di attuazione della nuova disciplina, molte questioni da risolvere sono di ordine procedurale. Il tribunale ha dovuto affrontare una lite riguardante la (possibile) violazione delle norme a protezione della registrazione di un modello, ma prima ha dovuto sciogliere il nodo della titolarità a decidere.
Così, l’ordinanza innanzitutto chiarisce che, vista la concentrazione delle competenze, il Tribunale di Milano deve essere considerato titolare del procedimento anche quando le regole “ordinarie” lo avrebbero assegnato alla sede di Brescia. Decisiva la natura internazionale della sede della società. Che però può anche essere la parte attrice e non solo quella convenuta. In questo senso, la norma non è chiarissima visto che, testualmente, fa riferimento alle controversie «nelle quali è parte, anche nel caso di più convenuti ai sensi dell’articolo 33 del Codice di procedura civile». Una previsione che secondo i giudici milanesi non è in grado di delimitare l’ambito operativo della disposizione alle sole cause in cui una società estera si trova nella parte di convenuta.
«Invero – puntualizza l’ordinanza – non sembra rintracciabile una logica differenziazione tra la posizione di attrice o di convenuta ricoperta nel giudizio da una società estera che possa fondare una disciplina diversa rispetto al foro applicabile in base alla norma speciale innanzi richiamata, tenuto conto degli scopi perseguiti dal legislatore mediante l’accentramento in determinate sedi delle controversie coinvolgenti tali specifiche tipologie di soggetti».
La relazione illustrativa al decreto legge chiariva che la nuova disposizione muove dall’intento di rafforzare le funzioni del tribunale per le imprese e, al contempo, di stimolare la capacità attrattiva di investimenti, «a supporto delle difficoltà che incontrano società con sede all’estero, anche con rappresentanza stabile in Italia, nel gestire la conflittualità giudiziaria inerente all’attività da loro svolta nel nostro Paese e i relativi costi». Da qui, in definitiva, la scelta di concentrare le controversie in questione in pochi tribunali «più agevolmente raggiungibili dall’estero».
Così, dal 22 febbraio scorso, coincidente con il sessantesimo giorno successivo a quello dell’entrata in vigore del Dl Destinazione Italia, le controversie in cui è parte una società con sede all’estero, anche se ha sedi secondarie con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato, si dovranno dunque iniziare davanti alle sezioni specializzate in materia di impresa dei tribunali di Bari, Cagliari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino, Venezia, Trento e Bolzano.
Tra le cause da indirizzare verso queste sezioni specializzate ci sono le principali controversie in materia societaria (azioni di responsabilità nei confronti degli organi amministrativi o di controllo oppure contro i revisori, quelle sui rapporti societari oppure sul trasferimento di partecipazioni o sui patti parasociali), quelle in materia di diritto d’autore, sulla proprietà industriale, sulla normativa europea antitrust, sugli appalti pubblici.

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