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“Ho venduto e ci ho anche perso” la difesa del finanziere della Leopolda

Nel quartier generale di Algebris Investments al 7 di Clifford Street, Londra, si ostenta tranquillità. Il fondatore del gruppo, il quarantaduenne Davide Serra che nel 2006 si mise in proprio per passare dall’analisi agli investimenti veri e propri, non sembra preoccupato per la tempesta che si sta scatenando in Italia sui suoi presunti investimenti in titoli delle banche popolari. «Sono serenissimo, la nostra operatività è controllata da tre autorità diverse, Fsa per la Gran Bretagna, Sec per l’ufficio di Boston e Mas per Singapore, se avessi fatto qualcosa di sospetto sarei già stato sospeso», ripete Serra a chiunque gli chieda se ha comprato azioni in prossimità del decreto Renzi sulle popolari.

Ma l’incalzare della polemica in Italia è diventata insopportabile e induce il finanziere a emettere un comunicato stampa. «Al fine di evitare pericolose quanto sommarie strumentalizzazioni, Algebris Investments dichiara di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio 2015». Il primo annuncio di Renzi di voler metter mano alle regole delle banche popolari è del 16 gennaio, dunque il fatto di non aver effettuato acquisti nel periodo precedente, se confermato per tabula, dovrebbe metterlo al riparo dall’accusa di insider trading. Certo non ha acquistato titoli, ma li ha venduti, perdendoci del denaro, come precisa lo stesso Serra in una seconda parte del comunicato. «Unica operazione di rilievo effettuata nel periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5.254.928 azioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro». L’operatività sul Banco Popolare era stata già annunciata via twitter qualche giorno fa. E ora vengono precisati addirittura i prezzi di acquisto e vendita. «Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, a un prezzo medio di 13,76 euro, realizzando così una perdita», recita la nota di Algebris.
L’ultimo dettaglio riguarda la Banca Popolare dell’Etruria, i cui titoli hanno subito movimenti particolarmente significativi in Borsa a cavallo del decreto Renzi, provocando polemiche politiche per via del fatto che il vicepresidente della banca si chiama Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena Boschi. «Mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento (sia azionario sia in debito subordinato) nel capitale della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio».
Difficile dire se i numeri comunicati da Serra basteranno a smorzare il tono degli attacchi politici di questi giorni. L’audizione in Consob prevista nei prossimi giorni dovrebbe servire proprio a questo e il finanziere si è detto pronto a collaborare con l’autorità. Ma è abbastanza evidente che l’accostamento tra il suo operato e quello del premier sta creando non poche situazioni di imbarazzo. La storia va avanti ormai da due anni, cioè da quando il primo cittadino di Firenze era in corsa per le primarie del Pd e Serra gli organizzò a Milano una cena con l’establishment finanziario, volto a esporre le linee guida di un futuro programma di governo. D’altronde l’ex analista di Morgan Stanley, specializzato proprio sul settore bancario, da quando è diventato un investitore in proprio, è diventato ospite e relatore di diversi consessi internazionali. Fu il Financial Times a scrivere della sua consulenza richiesta dal governo britannico per risolvere il difficile caso della Royal Bank of Scotland, la banca finita nelle mani del Tesoro dopo la crisi finanziaria del 2008. La sua prima battaglia sotto i riflettori fu quella condotta contro le Generali di Trieste ai tempi della presidenza di Antoine Bernheim. Serra con il piglio degli investitori attivisti di stampo anglosassone aveva contestato con una lettera la governance della prima compagnia italiana e aveva portato l’attacco direttamente all’assemblea di Trieste.
Il suo attivismo è dunque risaputo e ogni tanto gli si rivolta contro, come nel caso delle popolari. Tra le carte della Consob è finita l’indiscrezione di un workshop avente ad oggetto il cambiamento della normativa italiana sul credito cooperativo che si sarebbe tenuto negli studi londinesi di Algebris nei giorni precedenti l’annuncio del decreto Renzi. «Semplicemente quell’incontro non c’è mai stato, è un’invenzione del giornalista», dice Serra interpellato al riguardo.
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