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Hi-tech italiano, rotta su Tokyo

TOKYO
Si esplorano nuove frontiere nel cercare di valorizzare il potenziale di business tra Italia e Giappone.
Non a caso a introdurre il primo “Italian Innovation Day” in cui varie startup tecnologiche italiane si sono presentate a Tokyo ad aziende e investitori nipponici è stato Paolo Nespoli, l’astronauta che sta passando un periodo di addestramento al centro tecnologico-scientifico di Tsukuba, in vista dei compiti che svolgerà alla Stazione spaziale internazionale come responsabile del modulo giapponese. Nespoli ha suscitato una grande attenzione nella platea tracciando un paragone tra la carriera di un astronauta e il lancio di una startup. «È stato davvero interessante parlare con questi ragazzi creativi nelle tecnologie – afferma Nespoli -. Mi è venuto spontaneo un paragone con il fatto di essere astronauta: anch’io come loro ho idee un po’ “fuori dal mondo”, come voler andare nello spazio. In una startup emergono idee nuove che devono essere elaborate e sviluppate nella loro complessità. È bello avere sogni impossibili e poi darsi da fare perché questi sogni si realizzino. E ogni tanto avviene». Come quello di due giovani di Crotone, Francesco Laterza e Dario Megna, che hanno creato 5 mesi fa Engilab – una delle aziende presenti – mettendo a punto tecnologie digitali interattive (”Officina Kreativa”) per la fruizione di beni culturali.
L’Italian Innovation Day ha avuto circa 130 partecipanti, tra investitori (NTT Docomo Ventures, Nomura, Tohmatsu, Globis Capital Partners, Weru Investment, CB Solar, AS accelerator, Slush Asia) e potenziali partner (tra cui Mitsui & Co., Itochu, IHI Aerospace, Toyota, Yamaha, Mitsubishi Electric, Marubeni, Aeon, Olympus, Panasonic, NTT Data, Softbank, Mori Building, il Porto di Tokyo). «Le nove startup sono piuttosto “scaleup” visto che si tratta di aziende che fanno innovazione ma che sono già in fase di crescita», afferma Emil Abirascid, uno dei due relatori (con un altro guru, Antii Sonninen).
«Il primo Italian Innovation Day organizzato a Tokyo da Ambasciata italiana, Innoventually e Justa si è rivelata occasione di grande valore per le aziende italiane che hanno portato le loro innovazioni nell’ambito delle scienze biologiche, dell’energia, della manifattura, dei beni culturali», dice ancora Abirascid, che aggiunge: «L’ecosistema giapponese delle startup sta iniziando a crescere e ad aprirsi, anche con eventi internazionali, e così i corporate venture capital che rappresentano la principale voce degli investimenti vedono crescere il loro interesse verso l’innovazione fatta dalle startup e scaleup».
Alcune aziende italiane partecipanti hanno già avuto riscontri positivi, a smentita del luogo comune secondo cui occorrono tempi lunghi per stringere rapporti con interlocutori giapponesi. «Appena rientrato sono stato contattato dal distributore che abbiamo incontrato, Double, e avviato i primi scambi per un accordo commerciale. Vogliono partire velocemente», dice Pasquale Fedele di Braincontrol, attiva nell’area “life science” con un sistema a controllo cerebrale per persone che non possono muovere il corpo.
DIS – che sta per “design italian shoes” – fa scarpe personalizzabili di alta qualità e sta sviluppando sia il canale diretto online (dove i clienti possono personalizzare direttamente grazie a un configuratore 3D) sia corner interattivi all’interno di punti vendita: ora è in trattative con la catena Aeon, con l’obiettivo di creare entro settembre un corner DIS in un loro centro commerciale. E ha ricevuto un’offerta di investimento da un fondo. «Floome, il nostro primo prodotto previene la guida in stato di ebrezza rendendo le strade sicure un soffio alla volta: per la nostra giovane realtà, aver avuto l’opportunità di presentare ad aziende leader nei settori trasporti, automotive e sensoristica è stato fondamentale. L’evento ha permesso di instaurare legami con realtà nipponiche che aiuteranno la nostra azienda a diffondere il nostro prodotto», afferma Fabio Penzo di 2045 Tech, che ha ideato un dispositivo per il rilevamento del tasso alcolico che si collega al telefonino (permettendo quindi a chiunque di controllare prima di mettersi alla guida).
«Avevamo già provato, in passato, a stabilire un contatto con diverse realtà giapponesi, che potessero interfacciarsi con noi come semplici clienti, o anche come partner nello sviluppo congiunto di alcuni prodotti. I tentativi erano però stati fallimentari e, da parte nostra, avevamo percepito una certa diffidenza da parte dei giapponesi – afferma Renato Panesi di D-Orbit, che ha una tecnologia sofisticata per il recupero di satelliti a fine vita -. Questo evento ha per noi definitivamente “rotto il ghiaccio”».

Stefano Carrer

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