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«Hi tech e transizione ecologica. Gli utili? Crescono più velocemente puntando sulle competenze»

Le competenze sono il vero asset del futuro. È da queste che si possono generare nuove frontiere di attività. Pensi all’intelligenza artificiale, ora si utilizza per quello che c’è già. Il punto sarà inventare servizi completamente nuovi. Lì vogliamo essere». Ugo Salerno, amministratore delegato di Rina ha cominciato lavorando alla costruzione delle navi alla Italcantieri. «Siamo stati i primi ad essere abilitati alle ispezioni in remoto per la bandiera liberiana. Utilizziamo il gemello digitale, droni e protocolli di comunicazione dedicati».

Tecnologia, made in Italy ma anche il recupero di competenze che potevano andare perse. «Nel 2013 abbiamo rilevato il Centro per lo sviluppo dei materiali della Finsider. A Roma abbiamo un hub formidabile per l’acciaio e l’energia. Bene, lavoriamo sui nuovi materiali, sulla stampa 3d. Ora siamo impegnati sulla decarbonizzazione dell’acciaio. Dall’Ilva di Taranto a Bergamo e in Veneto. Se vogliamo centrare gli obiettivi ambientali dell’Unione Europea abbiamo davanti una grande sfida». Qualche numero: il gruppo è cresciuto del 4% a quota 495 milioni di ricavi nel 2020 e nel primo trimestre il fatturato è a quota 121 milioni. «Prevediamo una crescita del 13 % in un settore che ora cresce in media al 4%. Intendiamo farlo puntando molto sulla transizione ecologica e naturalmente sul digitale. Abbiamo individuato 70 obiettivi di possibili acquisizioni. Vogliamo crescere». L’Italia si sta molto impegnando sull’idrogeno. «Lavoriamo con Snam per verificare i 33 mila chilometri di rete, come utilizzarla per l’idrogeno. Con Eni per lo stoccaggio dell’anidride carbonica. In questa fase non possiamo permetterci, come Paese, di rinunciare a nessuna strada. Sono convinto di una cosa: l’industria, se c’è la domanda, stupisce sempre con le soluzioni che è in grado di trovare». Mobilità sostenibile, energie rinnovabili. «Stiamo investendo sull’eolico off shore che richiede maggiori competenze rispetto al fotovoltaico. Pensi che ci sono generatori con potenze fino a 14 MW e 220 metri di diametro del rotore, tanto che la superficie spazzata dalle pale in rotazione è più grande di cinque campi da calcio. Stiamo ragionando con Fincantieri e Vard. Seguiamo un programma con Erg». E poi il progetto della demolizione e ricostruzione del Ponte di Genova: «Un cantiere in un ambiente cittadino popolato con quattro assi viari, uno ferroviario principale per la logistica portuale, un fiume e un sito industriale (Ansaldo Energia). I lavori non si sono fermati nemmeno per l’emergenza Covid. Il nostro ruolo è stato quello di coordinare l’intera operazione guidata dal commissario Bucci. Abbiamo avuto cento persone costantemente impegnante sul progetto. Facile con una legge speciale? «Guardi che non è proprio così, abbiamo applicato il codice degli appalti. Ma quando vuole la burocrazia può rispondere in tre giorni». Il blocco del Canale di Suez, se ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato quanto è centrale la navigazione nella vita quotidiana: «Via mare passa il 90% delle merci, noi classifichiamo 7 mila navi ma nessun cliente del mondo marittimo è più dell’1% del fatturato. Enel , Leonardo, Ansaldo, Eni, la nostra indipendenza è un valore troppo importante, non correremmo il rischio di avere un danno alla reputazione. E le inchieste che ci riguardano lo dimostreranno». Hi tech, il problema è la scarsità di donne con competenze Stem? «Da noi sono il 33%, al di sopra della media che è intorno al 25%. Si tratta solo di dare le stesse possibilità. Noi lo stiamo facendo. Ottenendo molti risultati positivi».

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