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Hedge fund in manovra su Pirelli il 20% dei soci cerca un rialzo dell’Opa

Quasi un 20% del capitale Pirelli attende al varco l’offerta cinese, nella convinzione la Bicocca valga più dei 15 euro per azione promessi dai compratori di ChemChina. L’ultimo passo forte era venuto da John Paulson, che il 15 maggio saliva al 6,046% di Pirelli. Il gestore di hedge fund americano — che proprio ieri ha donato 400 milioni di dollari all’università di Harvard, la somma più alta nei 379 anni dell’ateneo — gestisce attivi per 20 miliardi e aveva fatto capolino da qualche mese in Pirelli. Poi ha arrotondato. Ora con lui ci sarebbero investitori speculativi come Farallon, Fortress Capital e altri. Nessuno di loro sembra oltre la soglia del 2%. Ma unendo le loro azioni a quelle di Malacalza — cui rimane un 7% e tanta voglia di venderlo più caro possibile — i soci riottosi sarebbero vicini al 20% del capitale.

Gli hedge e Malacalza ritengono che i venditori italiani, capitanati da Marco Tronchetti Provera, possano ricevere nel complesso un corrispettivo maggiore dei 15 euro offerti a Camfin, e base numerica per l’offerta obbligatoria attesa sul mercato entro l’estate. Al loro calcolo si arriva prezzando alcuni elementi accessori dell’articolata operazione (che prevede il passaggio del controllo ai cinesi con almeno il 50%, e il reinvestimento della controllante Camfin in Pirelli, delistata e riquotata in quattro anni). Tra questi, il diritto a vendere (put) riconosciuto ai soci italiani, potenzialmente asimmetrico rispetto alla speculare opzione “call” che hanno i cinesi sulle quote Camfin. Un’altra opzione da valorizzare sarebbe il diritto di Camfin a essere finanziato da ChemChina per salire dal 35% al 49% nella futura holding di gruppo.
Contattata da Repubblica, Camfin replica che si tratta di «tesi non veritiere e fuorvianti», e ribatte sui due punti dicendo che la put «è condizionata alla mancata riquotazione di Pirelli, e non ha alcun valore economico, inoltre è bilanciata da una call a favore di Chem China, che ha un cap rispetto al valore di mercato». Quanto al finanziamento cinese a Camfin, «rientra nel complessivo impegno di ChemChina di reperire i finanziamenti, e ove Camfin ne chieda l’erogazione i costi saranno interamente a suo carico ». Ma per ora tasso e costi non sono noti.
Spetterà alla Consob decidere se 15 euro è un prezzo congruo. La Commissione già lavora sugli aspetti delicati del dossier — tra cui quelli sopra citati — e più lo farà non appena le autorità antitrust avranno approvato la transazione, il 26,2% di Camfin sarà passato ai cinesi e sarà depositato il prospetto dell’Opa obbligatoria. A Piazza Affari ieri Pirelli ha chiuso a 15,47 euro (-0,26%), su una linea orizzontale che mantiene fin dal 23 marzo, data dell’annuncio dell’operazione. Solo tre mesi prima Pirelli valeva 10,6 euro dopo una lunga corsa. «Il delisting creerà valore industriale e finanziario solo per chi resta nella Pirelli riquotata, ovvero Camfin e i cinesi — dice un operatore — . I soci del mercato vorrebbero vedere subito, con l’Opa, una parte dei futuri benefici». Serve il 90% delle adesioni per togliere Pirelli dalla Borsa; se il consenso sarà inferiore, basta il 66% dell’assemblea per delistarla tramite fusione con una non quotata.
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