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Harvard vota i manager globali Messina secondo banchiere Ue

Era dai tempi della grave crisi del 2011 che le banche italiane non vivevano una fase così cupa. Oggi come allora, Intesa Sanpaolo è il colosso più resistente alla crisi grazie all’extra buffer di capitale prudenzialmente costruito nel tempo, alla maxi-liquidità e al programma di distribuzione di dividendi. Dati patrimoniali e finanziari che – insieme al modello di business innovativo, alla nuova governance e agli indicatori di sostenibilità anche ambientale – hanno portato Carlo Messina, chief executive officer (ceo) di Intesa Sanpaolo, a essere inserito nella graduatoria dei primi 100 migliori ceo globali di grandi imprese da parte della prestigiosa rivista Harvard Business Review dell’Università statunitense di Harvard. Nella classifica dei migliori top manager al mondo – che vede come numero uno Pablo Isla di Inditex (Zara) e tra gli italiani comprende anche lo scomparso Sergio Marchionne (Fca), Paolo Rocca (Tenaris) e Fabrizio Freda (Estee Lauder) – Messina è tra i primi quattro banchieri a livello globale in una graduatoria che non tiene conto dei risultati di breve termine, tantomeno dell’ossessione dei profitti trimestrali cara a Wall Street, ma piuttosto della creazione di valore in un orizzonte di medio-lungo periodo. Valore economico, certo, ma la classifica di Harvard tiene conto anche dell’impatto sociale dell’operato dei ceo, oltreché della sostenibilità e della governance.
Carlo Messina è ceo di Intesa Sanpaolo da poco più di cinque anni, dopo una lunga carriera che lo ha visto esordire in Bnl per poi passare, con incarichi crescenti, all’Ambrosiano Veneto e poi a Banca Intesa con la responsabilità della direzione pianificazione e controllo. Diventa poi chief financial officer, interfacciandosi con gli investitori globali, per poi sostituire Enrico Cucchiani come ceo dal 29 settembre 2013. A consolidare il rispetto degli investitori internazionali nei confronti di Carlo Messina, è stata l’attuazione del piano triennale di impresa 2014-2017. Le promesse sono state mantenute e in quel triennio Intesa Sanpaolo ha erogato 10 miliardi di dividendi registrando nel periodo la migliore performance in Europa in termini di total shareholders return, ovvero di distribuzione di dividendi e di crescita di capitalizzazione.
La Harvard Business Review non dettaglia le motivazioni dell’inserimento nella classifica dei top 100 manager. Ma tenuto conto dei criteri della graduatoria, è possibile che in materia di governance abbia contato l’abbandono del sistema duale a favore di quello monistico, poi adottato da molte altre società italiane. Governance peraltro assai gradita agli investitori istituzionali, saliti negli ultimi anni dal 40 al 65% del capitale di Intesa, compresi due big come Blackrock (5,07%) e JP Morgan Chase (3%).
La redditività è comunque l’elemento di maggiore appeal e Intesa Sanpaolo ha portato risultati con un forte piano di riduzione degli Npl mentre sul fronte dei ricavi l’elemento caratterizzante della banca nella gestione Messina è stata la trasformazione da classica banca commerciale a gruppo leader nel wealth management. Con una forte spinta, proprio nel primo anno del nuovo piano 2018-2021, alle assicurazioni danni (non auto).
Ora Il ritorno del “caro-spread” sui mercati, scattato dopo l’insediamento del nuovo Governo M5S-Lega, stanno portando a Messina nuove e complesse sfide da gestire. Per restare anche l’anno prossimo tra i top 100 manager del mondo, ci sarà da correre con la zavorra del rischio Italia.

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