Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Hard brexit a dazio zero per l’87% dei prodotti

Nel caso in cui lasciasse l’Unione europea senza accordo («no deal»), il Regno Unito prevede di istituire un sistema di dazi temporanei, fino a 12 mesi, con tariffe doganali a zero per l’87% dei prodotti importati dall’Ue e dazi protettivi per carni bovine, suine, di agnello, pollame, alcuni prodotti lattiero-caseari, e autoveicoli «finiti», mentre i componenti di quelli costruiti grazie alle filiere integrate con l’Ue resteranno a dazio zero. «La nostra priorità è garantire un accordo con l’Ue in quanto ciò eviterà l’interruzione delle nostre relazioni commerciali globali», ha dichiarato il ministro al commercio George Hollingbery, «tuttavia, dobbiamo prepararci a tutte le eventualità». Il piano è stato pubblicato ieri mattina, il giorno dopo la seconda bocciatura del piano May per il divorzio dall’Ue. Una separazione consensuale consentirebbe di negoziare nuove relazioni commerciali tra Londra e i Ventisette. La settimana è cruciale, nella serata di ieri c’era in programma al Parlamento britannico il voto su una mozione per consentire al Regno Unito di uscire dall’Ue il 29 marzo senza un accordo. Con un voto positivo il piano dei dazi temporanei sarebbero mantenuti. Con un voto negativo, si passerà a esaminare una nuova mozione con la richiesta all’Ue di una proroga dei termini concessi dai regolamenti europei per organizzare un’uscita dal mercato unico con il minor numero di traumi.

Paradossalmente, a criticare il piano dazi messo a punto dal governo May sono state soprattutto le associazioni di categoria del settore alimentare, quello in cui c’è la maggior parte dei prodotti protetti.

Dalle organizzazioni di agricoltori, come la potente National Farmers Union, a quelle dell’industria della trasformazione le imprese britanniche hanno bollato il piano come tardivo e frettoloso, ma soprattutto come una misura inadeguata per mettere davvero al riparo le produzioni d’Oltremanica dall’impatto della Brexit e da distorsioni commerciali.

La più dura è stata l’associazione dell’industria alimentare, che ha agitato lo spauracchio di una delocalizzazione massiccia delle aziende della trasformazione. «In un mondo in cui diventa costoso e complicato esportare verso l’Ue e altrettanto lo diventa importare alcuni ingredienti di base», ha detto Ian Wright della Food and Drink Federation, «in molti si chiederanno se il Regno Unito è il posto giusto dove stare».

Angelo Di Mambro

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La gran parte delle novità previste dal Codice della crisi e dell’insolvenza entrerà in vigore d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I confini degli obblighi antiriciclaggio per i professionisti sono quelli delineati dalle regole tec...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A qualche mese dalla medesima indagine, condotta in estate, il risultato non cambia: a dirsi favorev...

Oggi sulla stampa