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«Ha preso 80 milioni ed è scappato» Indagine sui prestiti facili di Carige

Come una valanga che rotola a valle ingrossandosi sempre più: così sono le indagini sull’ex presidente della Carige Giovanni Berneschi, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver truffato la «sua» banca. Ieri la Procura di Savona ha concluso le indagini sulla bancarotta fraudolenta per 400 milioni di euro dell’imprenditore Andrea Nucera (costruiva un porticciolo a Cariale), scappato ad Abu Dhabi. In un’intercettazione Ferdinando Menconi, ex manager delle assicurazioni Carige, mentre parla dei prestiti facile commenta: «…eh, Nucera, sono pezzi da novanta, ha preso 80 milioni e se n’è scappato». La cifra è quasi esatta, nella relazione di Bankitalia Nucera ha avuto 70 milioni di euro, 64 della Carige e gli altri da Carisa. Per questo non solo Giovanni Berneschi e l’ex direttore generale della banca Ennio La Monica sono indagati per concorso in bancarotta fraudolenta ma i magistrati hanno allargato la rosa degli indagati a trentaquattro nomi, buona parte in ambito bancario. Indagati l’ex direttore generale di Carige Alfredo Sanguinetto, il responsabile dell’ufficio crediti Giovanni Cavanna e una sfilza di dirigenti. E un ex politico, Enrico Nan, ex deputato per quattro legislature di Forza Italia poi in Futuro e Libertà e, per un periodo, vicepresidente di Carisa. 
È un terremoto questa raffica di avvisi di garanzia, è il sistema dirigenziale della Banca Carige creato da Berneschi a finire nella bufera. Le carte di Savona riportano alla questione dei «prestiti facili» fatti agli amici degli amici in assenza di garanzie, esponendo la banca a perdite, il tema ricorrente negli affari della «banda del Magro» (così viene chiamato Berneschi dai suoi sodali). Sommandosi a quelle di Savona le indagini che conduce la Procura di Genova su due filoni — la truffa e il riciclaggio che facevano perno su Carige Vita Nuova e il falso in bilancio — stanno finendo di sgretolare l’immagine della banca di Berneschi, «un uomo solo al comando». Un vicepresidente dell’Abi (decadrà domani) che cercava di attribuire 13 milioni di euro scudati al suocero morto da vent’anni e che trattava per trovare «spalloni». Il 12 dicembre 2013 nel suo ufficio il banchiere parla con L.C.: «C’è gente che c’ha i soldi là ma li vuole portare di qua perché non sta andando avanti… di là ti darebbero 100… per dire 100… per capirci, quando puoi e lui prende un milione qua, quando vuoi, c’è un costo e be’ si paga…». L’interlocutore: «Quale istituto?». «No, quale istituto è un privato che c’ha i soldi… di là e li vuole portare di qua». Alle domande di L.C. Berneschi spiega che la persona «non li può depositare ma… probabilmente alcuni sono depositati presso banche… altri invece sono depositati presso fiduciari ecco questo è il discorso». «E quindi bisogna farli avere in contanti? Per forza». Berneschi spiega: «Se sono regolari non c’è nessun problema a farli venire giù, eh, sono soldi irregolari ma non quelli che hanno ammazzato le persone… C’è tanta gente che ce li ha in cassaforte i soldi perché in Svizzera non davano niente, no, come sai, se li tieni in contanti non ti danno niente o fai degli investimenti… insomma ci sono le cassette di sicurezza degli alberghi piene di soldi ecco, sono gente che ha i soldi addirittura nelle cassette di sicurezza degli alberghi e che vorrebbero portarli indietro. Però capisci c’è il riciclaggio, bisogna stare attenti». L’interlocutore si informa: «Sono contanti da rendere in contanti?». Berneschi: «In contanti, uno li vuole portar su, un altro ce li ha… cioè non puoi far altro che così… io, ovviamente chi fa l’operazione dice voglio l’1 per cento, o il 2 per cento o il 3 per cento non so quant’è, non so se mi sono spiegato». E per spiegarsi bene conclude: «Dimmi quanto vuole… contanti su contanti».

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