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Guerre di posizione Toyota, Gm e Volkswagen: la solitudine dei numeri 1

Siamo sul filo di lana. Si avvicina la fine del 2013 e i primi nove mesi vedono sempre in testa tra i costruttori, Toyota (marchi Lexus, Daihatsu e Hino) con circa 7,5 milioni di veicoli venduti (più 0,1%), con un forte aumento negli Stati Uniti. Gli Usa sono il suo primo mercato, con le motorizzazioni ibride in testa, in grado di compensare il rallentamento in Cina, dovuto alle restrizioni ancora in atto nei confronti dei prodotti giapponesi. Sul collo della casa nipponica soffiano però General Motors e Volkswagen che, rispettivamente, hanno immatricolato 7,25 milioni di unità (più 4,6%) e 7,03 milioni (più 4,8%), indici di crescita nettamente superiori a quelli di Toyota.
Battaglia
E’ una battaglia a tre. Il giapponese spera di superare il tetto dei 10 milioni prodotti già quest’anno. I risultati finanziari del trimestre luglio/settembre verranno pubblicati il 6 novembre, ma si conoscono già le previsioni del suo esercizio annuale: un utile netto di oltre 12 miliardi di euro, una progressione del 54%, un bottino che si aggiunge alle riserve accumulate precedentemente.
Gli altri non stanno a guardare, General Motors ha registrato un utile del terzo trimestre di 698 milioni di dollari grazie ai risultati ottenuti in America del Nord, al contenimento delle perdite in Europa che si sono assestate a 200 milioni di dollari (nello stesso periodo del 2012 erano 500 milioni) e all’ottima performance del marchio Chevrolet. I ricavi hanno raggiunto 39 miliardi di dollari (+4%), inoltre Gm ha ridotto la partecipazione del Tesoro americano che, nel 2009, era intervenuto per salvarla dal fallimento, con 49,5 miliardi di dollari in cambio di 912 milioni di azioni, pari al 60,6% del capitale. Finora il Tesoro ha immesso sul mercato 811 milioni di azioni, detiene ancora il 7% del valore della società, ma ha contabilizzato una perdita di circa 10 miliardi di dollari, causata dalla differente quotazione di borsa.
Un problema sul tavolo resta l’alleanza con il gruppo francese (Psa Peugeot Citroen), oggetto di un forte ripensamento: il progetto centrale per costruire una piattaforma in comune, di origine Psa, adatta ai veicoli di segmento B, è da rivedere.
Rivisitazione
Le sinergie tra i due gruppi devono essere riconsiderate al ribasso. Il costruttore francese che sta cercando in tutti i modi di uscire dall’impasse delle sue carenze finanziarie (l’ingresso della cinese Dongfeng e dello Stato francese nel suo capitale sono in elaborazione) continua però ad mettere sul mercato prodotti qualificati ed innovativi. La Peugeot 308, da poco lanciata, costruita sulla piattaforma EMP 2, totalmente nuova, è già un successo e il Crossover 2008 (presentato in primavera) ha già raccolto 62 mila ordini in Europa. E’ costruito a Mulhouse, in Francia, nella regione dell’Alto Reno, dove sono previste 150 nuove assunzioni per arrivare ad una cadenza di 680 veicoli al giorno su due turni.
E infine non bisogna farsi ingannare dai risultati del gruppo Volkswagen che ha visto i suoi utili crollare dell’83,1% su base annua. Nel 2012 gli 11,3 miliardi di euro erano stati «gonfiati» dalla plusvalenza di 12 miliardi lordi, relativa all’integrazione con Porsche. Questa deve essere la giusta chiave di lettura anche per quanto riguarda il terzo trimestre che ha visto il fatturato in calo del 3,8%, a circa 47 miliardi, con un utile di 1,9 miliardi, sui nove mesi i ricavi si attestano a 145,7 miliardi, in crescita dell’1% rispetto ai 144,2 dello stesso periodo dell’anno scorso. Per cui si può parlare di buona tenuta per il terzo costruttore mondiale che nel 2018 vuole occupare la prima posizione, tanto da far dire a Martin Winterkorn, presidente del gruppo: «Gli obiettivi del 2013 rimangono invariati, anche se ambiziosi, sono convinto che questo sarà per Volkswagen un anno solido, grazie alla gamma dei modelli e alla presenza globale». La Cina continua a generare utili (3,5 miliardi) e la liquidità, a fine settembre, ammonta a 16,6 miliardi di euro, un vero tesoro.
Se c’è sofferenza, in Europa, per le vendite dei marchi generalisti — Volkswagen, Seat e Skoda — tutto il comparto delle vetture di alta gamma — Audi e Porsche — è in crescita. Quest’ultimo, al Salone di Los Angeles, a fine novembre, svelerà il suo 4×4 Macan, un suv compatto costruito sulla stessa piattaforma dell’Audi Q5, prodotto nella fabbrica di Lipsia, dove sono stati stanziati 500 milioni di euro per aggiornare le linee di montaggio. Il marchio che quest’anno ha festeggiato i 50 anni della mitica 911, ha venduto, nel 2012, ben 141.975 unità, ma con l’arrivo del Macan (commercializzato dalla primavera 2014) si arriverà a 200 mila immatricolazioni. Nel primo semestre 2013 sono state consegnate circa 82 mila macchine, una crescita del 18%, uguale al margine operativo. Un dato di tutto rispetto.

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