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Guerra avverte: adesso serve una Cassa depositi più incisiva

«Immaginare che oggi ci sia un Iri non credo sia all’ordine del giorno». Così Andrea Guerra, ex top manager di Luxottica e fino a ottobre 2015 consulente del premier Matteo Renzi, ha risposto ieri al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana nel convegno «Liquidazione dell’Iri: fu vera gloria?», promosso dalla Fondazione del quotidiano di via Solferino. 
Il dibattito, coordinato da Fontana, aperto da Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione, e che ha preso spunto da un saggio di Massimo Mucchetti, ex editorialista del Corriere e presidente della Commissione industria del Senato («L’ultimo decennio, revisione di una liquidazione sommaria»), si è indirizzato subito sull’esistenza o meno di una «storia parallela» fra Iri e la (soprattutto nuova) Cassa depositi e prestiti. Secondo Guerra «negli ultimi 10 anni il mondo ha accelerato, l’Italia si è fermata. Oggi condizioni economiche e riforme del governo ci portano a una possibile ripresa», ma «abbiamo bisogno di un mercato di capitali, infrastrutture tecnologiche e di aiutare le aziende nell’internazionalizzazione». Fa riferimento al cambio di vertice in Cdp (con l’arrivo di Claudio Costamagna e Fabio Gallia), e sottolinea che la disponibilità di talenti «che il mondo ci invidia» ha portato ad anticipare i tempi del rinnovo: «Non si vuole stravolgere Cdp o fare cose strane», ma che diventi protagonista di un mondo che ha «nuovi confini, nuove tecnologie e tassi bassi». Alla domanda se entrerà in Telecom risponde di non avere «voce in capitolo sulla futura strategia» della Cassa, però dice: «In Telecom succede una serie di cose, Deutsche Telekom ha dentro la Cdp tedesca e Orange la Cdp francese. Non è che i nostri concorrenti siano angeli o agnelli e noi i più puri. Ci sono momenti in cui prendere delle responsabilità». Mucchetti fa notare che Cdp ha però prospettive di ricavi calanti e che il problema è «la dotazione di capitale di rischio». E Mariana Mazzuccato, autrice del saggio «Lo Stato innovatore» invita a guardare alla Silicon Valley e al ruolo determinante dello Stato imprenditore americano nella nascita e sviluppo di quella realtà hi-tech.
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