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Guerra ai furbi del fisco via all’uso a tappeto dell’anagrafe conti correnti

«È finito il tempo in cui chi si ritiene furbo può pensare di avere la meglio », Matteo Renzi, parlando di fronte alla Guardia di Finanza che inaugura il proprio anno accademico, torna con forza sul tema della lotta all’evasione, la associa alla corruzione, ed esorta al contrasto. La lotta all’evasione fiscale è «sacrosanta», tanto più, aggiunge, che si tratta di un fenomeno che definisce «impressionante», pari al 6% del Pil che viene sottratto ogni anno alle casse dello Stato: 91 miliardi di euro.

Il premier non rinuncia a puntare l’indice contro gli italiani che pensano di farla franca e invita a cambiare registro. «Sono anni che ci diciamo che le cose non possono cambiare, che ci sentiamo condannati ad avere l’evasione e la corruzione più alta, che tutti gli sforzi vengono vanificati perché i furbi riescono ad avere la meglio». Ora l’evasione «va combattuta», dice, «chi sbaglia va stangato». Ma aggiunge anche un elemento che fa parte della nuova filosofia del governo nella lotta contro chi evade più centrata sulla «tracciabilità» e la «compliance» che sulla repressione (tant’è che si sta andando verso la depenalizzazione di alcuni reati fiscali). Per questo invoca un atteggiamento nuovo a base di semplicità e dal «volto amico »: «Abbiamo bisogno — dice — di una rivoluzione perché oggi c’è una presunzione di colpevolezza, e non è accettabile. In America e Inghilterra c’è un approccio diverso in cui il cittadino è “accompagnato” e lo Stato è consulente e non controllore». Il riferimento è alla nuova impostazione dei controlli contenuta anche nell’articolo 44 della legge di Stabilità dove, oltre ad un allargamento del ravvedimento operoso, c’è una norma specifica che consente all’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione del contribuente i dati in proprio possesso sulla sua intera posizione fiscale, dai ricavi al volume di affari.
Ma le due strade – repressione e collaborazione – restano in piedi. Lo ricorda il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. L’evasione fiscale «distorce il mercato» e pone i «contribuenti onesti in una condizione sfavorevole rispetto agli evasori; impedisce una allocazione ottimale delle risorse». Per Padoan la «repressione» deve andare di pari passo con la collaborazione del Fisco con i contribuenti. Il ministro dell’Economia non rinuncia a ricordare che nella legge di Stabilità ci sono 3,5 miliardi di lotta all’evasione. Si punta soprattutto sul meccanismo di reverse charge, finalizzato a combattere le frodi Iva, e in attesa del via libera da Bruxelles. Un tema che ha sollecitato una battuta di Renzi: «Trovo incredibile che ci facciano esami tutti gli anni e poi magari bloccano questa norma sull’Iva».
Ma il Fisco non è intenzionato a disarmare. Il ministro dell’Economia sottolinea, come «prassi innovativa», le nuove possibilità di incrocio delle informazioni delle banche dati dell’Anagrafe tributaria a partire ai primi mesi 2015: un emendamento entrato l’altra notte in «Stabilità» per mano di Marco Causi (Pd), prevede infatti che l’Agenzia delle Entrate potrà accedere a conti correnti e titoli non solo, come avviene oggi, per «liste preselezionate » di contribuenti a rischio, ma potrà farlo «a tappeto».
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