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Gubitosi, missione ad Abu Dhabi I paletti di Unicredit su Alitalia

Ancora pochi giorni. Poi Alitalia verrà guidata da Luigi Gubitosi. L’ex direttore generale della Rai è stato, ieri e mercoledì 8 marzo, ad Abu Dhabi dove ha incontrato Ahmed Ali Al Sayegh, nel board di Etihad Airways e Ceo di Dolphin Energy. Un passaggio necessario per il manager e per gli emiratini, che detengono il 49% di Alitalia. Per conoscersi e capire come strutturare la governance della compagnia nei prossimi mesi. Il viaggio in Medio Oriente è successivo a quello avuto qualche settimana fa da Luca Cordero di Montezemolo, l’anello di congiunzione in questi tre anni delle due anime di Alitalia, quella bancaria sotto il cappello Cai e quella riconducibile ad Etihad.

Gubitosi si sta confrontando con gli azionisti per capire quali deleghe avrà. Si va verso una possibile diarchia che coinvolge l’attuale amministratore delegato Cramer Ball. Almeno in una prima fase. Ball ha scritto (e revisionato) il piano industriale. Ha le competenze industriali per affiancare Gubitosi al timone, anche se più di qualcuno lo giudica inesperto nel guidare un vettore come Alitalia in un mercato europeo che, in fondo, conosce appena. Gubitosi invece dovrebbe avere in mano le redini finanziarie della compagnia. È proprio su questo punto che sta dialogando con i soci. Vuole avere le garanzie di non trovarsi con l’acqua alla gola. Gubitosi avrebbe chiesto maggiore chiarezza sulle risorse necessarie. Su questo punto ieri i soci si sono divisi in consiglio di amministrazione. Unicredit, rappresentata nel board da Federico Ghizzoni, avrebbe manifestato più di qualche perplessità sull’operazione di rilancio. Perché il piano industriale avrebbe reso evidente che non basteranno soltanto nuove linee di credito ma sarà necessario l’apporto di nuovo capitale oltre a convertire in azioni le linee attuali.

A conti fatti servirebbe oltre un miliardo di euro. Una cifra spropositata in considerazione anche delle perdite attese nel 2017 e 2018. Ghizzoni si sarebbe confrontato a più riprese con il suo successore alla guida della banca di piazza Gae Aulenti, Jean-Pierre Mustier, che conosce benissimo Alitalia. Era in consiglio di amministrazione. Entrambi vogliono una sforbiciata ai costi che trasformi Alitalia in una compagnia più leggera: l’obiettivo è evitare che Alitalia diventi un pesante «non performing loan», cioè un credito inesigibile, proprio ora che Unicredit ha chiuso l’aumento di capitale da 13 miliardi con il sostegno di grandi fondi internazionali che mal digerirebbero un’esposizione così alta in un settore così complesso.

Al tempo stesso trasparirebbe la preoccupazione per questa impostazione anglosassone, presente nel piano, che ipotizza importanti tagli. Impostazione difficilmente applicabile in Italia e in un’azienda iper-sindacalizzata. Gli esuberi sarebbero circa 2 mila. Cifra che preoccupa il governo, con cui è cominciata da tempo una trattativa considerando i buoni rapporti tra Montezemolo, dato però in uscita, con i ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio. Gli azionisti hanno convenuto di aggiornarsi a martedì 14, giorno in cui si dovrebbe tenere un nuovo board che dovrebbe approvare il piano da presentare al governo e ai sindacati. Ieri, dopo l’annuncio dell’addio di Alitalia a Reggio Calabria, Ryanair ha comunicato che scommetterà sul capoluogo calabrese con voli a partire da 19,99 euro .

Fabio Savelli

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