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Gualtieri: incentivi all’acquisto dei titoli di Stato tra Paesi europei

Il ministero per l’Economia valuta un’ipotesi, da mettere sul tavolo negoziale per il completamento dell’Unione bancaria, che spinga le banche a diversificare il portafoglio dei titoli di Stato in modo tale da alleggerire il peso specifico nei bilanci bancari dei titoli sovrani del paese di appartenenza. L’indicazione è arrivata ieri in una nota del ministero, nella quale si ribadisce la contrarietà del ministro Roberto Gualtieri a proposte di ponderazione dei titoli di Stato, ovvero accantonamenti patrimoniali da parte di un istituto di credito in termini percentuali rispetto all’esposizione al debito sovrano. E ancora: il ministro non condivide nemmeno limiti di concentrazione dei titoli di Stato, nei fatti una soglia massima o tetto, come aveva proposto il governatore della Banca d’Italia la scorsa settimana. Ignazio Visco aveva suggerito di porre una limitazione oltre la quale introdurre un deterrente, la ponderazione per i titoli che eccedano quel limite.

Il ministro preferisce ragionare in termini di incentivi, sui quali sono sicuramente più disponibili a discutere anche le banche. «Una base per una riflessione e non ancora una concreta proposta», viene in ogni caso precisato.

Il punto di caduta, però, è sempre quello: incentivare su base volontaria la riduzione entro un livello congruo (concetto da definire) dell’incidenza dei titoli di debito pubblico del paese di appartenenza rispetto alla totalità degli asset nel portafoglio delle banche. Una diversificazione del rischio che potrebbe coinvolgere in termini di incentivi anche altri strumenti finanziari.

«La normativa e la vigilanza potrebbero – si spiega – incentivare la diversificazione transfrontaliera di tutti gli attivi (non solo dei titoli di Stato), tenuto conto dei vantaggi della diversificazione stessa per la solidità della banca». Un’apertura negoziale che, ovviamente, dovrebbe camminare di passo con l’introduzione di una garanzia sui depositi bancari europei basata su sistemi di rifinanziamento tra i fondi interbancari di tutela dei depositi nazionali. Il modello Usa più volte evocato da Visco, in sostanza, che però adattato al contesto europeo richiederebbe di rimettere mano anche alle discipline nazionali sulla gestione delle crisi delle banche non significant, ma anche alle ridefinizione delle regole Ue sugli aiuti di Stato perché non accada ancora in futuro che l’intervento del Fitd venga bloccato come accadde all’Italia per la vicenda Tercas.

L’aspetto importante è che nei fatti il ministero per l’Economia è disponibile a valutare ipotesi che spingano le banche a diversificare gli investimenti: un passaggio non da poco, considerato l’impegno che sinora il dicastero ha messo nel riuscire a collocare il massimo dei titoli di Stato a investitori di lungo periodo che limitassero la volatilità degli stessi. Lo strumento sul quale si ragiona non è chiaro: sono incentivi o sconti da riconoscere alle banche che investono in titoli di Stato o strumenti di investimento esteri. È evidente che si tratta di una misura da adottare a livello europeo e non solo nazionale, quindi funzionerebbe sulla base della reciprocità e deve valere per tutti. Un’ipotesi potrebbe essere quella di introdurre misure a livello regolamentare e patrimoniale che premino le banche che diversificano il portafoglio. Un’altra ipotesi è la leva fiscale: e cioè prevedere uno sconto sulla tassazione per l’istituto che, ad esempio, compri i Bund tedeschi. La normativa italiana prevede una tassazione del 12,5 % su interessi e plusvalenze sui titoli di Stato, sia italiani che stranieri. Potrebbe essere introdotta un’aliquota più bassa per chi investe in titoli esteri. A livello europeo il trattamento fiscale dei titoli di Stato dei vari paesi è comunque equiparato, anche se le soglie variano: l’Italia ha un’aliquota tra le più basse, la Germania è al 26%, la Francia al 35% e i paesi nordici arrivano fino al 40 per cento. Concordare una misura europea di riduzione delle aliquote per incentivare l’acquisto dei titoli di altri paesi non sarebbe difficile. E avrebbe anche il vantaggio di compiere un primo passo verso la mutualizzazione dei rischi che è alla base dei safe asset, i titoli di debito pubblico europei. Va ricordato che gli istituti di credito sono obbligati ad acquistare titoli di Stato (senza distinzione di paese perché considerati privi di rischio) per rispettare gli indici di liquidità, quindi una leva fiscale sarebbe in ogni caso ben vista.

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