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Gualtieri: dai fondi europei avremo 25 miliardi nel 2021

L’Italia utilizzerà 25 miliardi del programma Next generation Eu nel 2021: 10 di sovvenzioni e 11 di prestiti dal Recovery fund più altri 4 di finanziamenti per la coesione (React Eu). Nel 2022 le risorse che l’Italia chiederà all’Europa saliranno a 37,5 miliardi. Nel 2023 toccheranno il picco (41 miliardi) per cominciare poi una lenta discesa: 39,4 miliardi nel 2024, 30,6 nel 2025 e 27,5 nel 2026. La scansione è contenuta in una tabella inserita nel testo della NaDef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) approvata dal consiglio dei ministri lunedì notte e illustrata ieri dal titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Nei primi anni l’Italia chiederà soprattutto le sovvenzioni (52 miliardi entro il 2023, su un totale di 65,4), limitando il ricorso ai prestiti (43,5 miliardi entro il 2023 e 84,1 dal 2024 al 2026) che incidono sul debito. Per evitare che esso aumenti i prestiti verranno usati soprattutto per sostituire l’emissione di titoli di Stato (risparmiando sugli interessi) mentre le sovvenzioni andranno a finanziare gli investimenti aggiuntivi. Ciò non toglie, spiega Gualtieri, che anche i prestiti daranno un importante aiuto. Per esempio, dice il ministro, il superbonus al 110% per le ristrutturazioni energetiche e antisismiche, che con la manovra potrebbe essere prorogato a tutto il 2023, «è una misura efficace, ma piuttosto costosa, perfetta per essere sostenuta con i prestiti, anche perché è coerente con gli obiettivi del piano» europeo.

Gualtieri non ha sciolto il nodo del Mes, i prestiti Ue per altri 36 miliardi che potrebbero essere chiesti per la sanità. Né del resto poteva farlo, visti i contrasti nella maggioranza. Ma, pur confermando la sua posizione favorevole, ha invitato a «sdrammatizzare» il tema per due motivi. Primo, il solo fatto che il Mes sia disponibile, ancorché non utilizzato, ha contribuito a «stabilizzare» i tassi di interesse e a ridurre lo spread. In questo senso, ha detto con un battuta, «è come se lo avessimo già usato». Secondo, il Mes «esiste per due anni e, come dice Klaus Regling (direttore del fondo, ndr), non scade come lo yogurt».

Mes o non Mes il ministro è convinto che le risorse disponibili col Next generation Eu e la manovra per il 2021 che il governo presenterà tra un paio di settimane rimetteranno il Paese sul sentiero della crescita, aprendo allo stesso tempo una «prospettiva graduale ma credibile di riduzione del debito». Gualtieri è confortato anche dai segnali che arrivano dall’economia nel terzo e nel quarto trimestre, tanto da ritenere che il 2020 potrebbe concludersi con una variazione del Pil migliore del – 9% stimata nella Nadef, con possibili conseguenze positive sul «rimbalzo» nel 2021, per ora fissato al + 6%.

La manovra per il prossimo anno dovrebbe aggirarsi sui 36 miliardi, di cui 22 finanziati in deficit (il governo dovrà chiedere una nuova autorizzazione al Parlamento a maggioranza qualificata) e 14 dalle sovvenzioni Ue. La parte fiscale vedrà la conferma del bonus fino a 100 euro per i redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro e l’introduzione dell’assegno unico sui figli. Il resto della riforma andrà in un disegno di legge delega e farà leva, dice Gualtieri, su un «patto sociale con i cittadini» che aumenti «la compliance fiscale» e la lotta all’evasione.

Resta scettica la Confindustria. La tregua col governo è durata poco. Il presidente Carlo Bonomi accusa: gli interventi per le imprese sono in stallo, manca una strategia, l’esecutivo deve dialogare anche con le opposizioni.

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