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Gualtieri, crescita oltre le previsioni “Vicini al -8%”

A maggio, e poi anche a giugno, la produzione industriale italiana è cresciuta al di sopra delle attese del governo. Le entrate fiscali sono aumentate del 9 per cento (ad agosto del 2020 rispetto allo stesso mese del 2019) e le famiglie sono tornate finalmente a consumare. Queste tendenze autorizzano il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a dire che la riduzione del Pil nell’anno non sarà lontana dalle stime governative di aprile. Potrebbe quindi attestarsi non lontano da quel meno 8% indicato nel Def. La certezza del ministro è che comunque il calo del Pil – inevitabile nell’anno terribile del Covid-19 non raggiungerà le due cifre come invece ipotizzato da molti soggetti. A luglio, la Commissione Europea ha pronosticato un meno 11,2% per l’Italia mentre l’Istat addirittura un meno 14,7 (dopo il catastrofico secondo trimestre, segnato da un meno 12,8).
Dice ancora Gualtieri: «Sulla base di un set ampio e coerente di indicatori ci aspettiamo un rimbalzo del Pil nel terzo trimestre maggiore rispetto a quanto abbiamo indicato nel Def di aprile». Nel Documento di Economia e Finanza, il governo ha scritto che il Pil sarebbe cresciuto del 9,5% nel terzo rispetto al secondo trimestre. Si spera, adesso, di fare ancora meglio. Peserà anche l’ottimismo dei responsabili per gli acquisti delle imprese. Il loro stato d’animo è cristallizzato in un indice (Purchasing Managers Index) salito ad agosto a 53,1 punti (ed è dunque più alto che in ogni altro Paese Ue).
In questo clima, anche il mercato del lavoro dà segnali di tenuta. A SkyTg24, il ministro Nunzia Catalfo spiega che il settore del turismo ha recuperato 230 mila dei 600 mila posti persi per il lockdown. «I dati di Unioncamere – aggiunge – ci dicono che sono previste 310 mila assunzioni in Italia tra settembre e ottobre ».
Intanto il governo continua ad elaborare i progetti che saranno finanziati dall’Europa attraverso il Recovery Fund. «Ne ho una lunga pila sulla mia scrivania e non capisco perché questo sia un problema », assicura Gualtieri che continua a difendere il Mes, il prestito Ue a tassi agevolati per investimenti nella sanità, «strumento utile che non nasconde manovre di austerity ». Già mercoledì si riunirà il Comitato interministeriale per gli affari europei, la cabina di regia dove tutti i ministeri si confronteranno. Obiettivo è completare il lavoro entro metà ottobre ed essere pronti a presentare i progetti a Bruxelles da gennaio, appena la Gazzetta Ufficiale comunitaria pubblicherà il regolamento sul Recovery Fund. Sono sette le aree su cui il governo vuole intervenire: digitale, innovazione, infrastrutture, formazione, salute, ricerca, economia senza carbone.
Il flusso di aiuti europei, aggiunge Gualtieri, creerà le condizioni per completare la riforma delle tasse che Palazzo Chigi ha avviato a inizio anno prima dell’arrivo del meteorite coronavirus. Come già nell’intervista a Repubblica di agosto, il ministro dell’Economia torna a sponsorizzare il modello tedesco di imposizione. La Germania fissa innanzitutto la no tax area, cioè la soglia di reddito sotto la quale non si pagano imposte, a 9.000 euro. Oltre questa soglia e fino a 54.949 euro l’aliquota sale proporzionalmente all’aumentare del reddito, partendo dal 14 per cento e arrivando al 42. Dai 54.950 euro ai 260.532 euro è prevista una aliquota al 42 per cento mentre oltre questa soglia l’aliquota si impenna al 45.
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