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Guai a snobbare la mediazione

di Gabriele Ventura 

Fare cassa e dare gas alla mediazione obbligatoria che ancora stenta a decollare. È il duplice risultato che può conseguire il ministero della giustizia con l'emendamento inserito nella manovra bis approvata mercoledì scorso dalla camera (decreto legge n. 138/2011 convertito nella l. 148/2011) e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 16 settembre, che istituisce l'obbligo di pagare una multa, pari al contributo dovuto per la causa, alla parte che non si presenta alla seduta di mediazione quando questa costituisce condizione di procedibilità.

Sì perché da un lato dagli ultimi dati diffusi a fine luglio scorso da via Arenula sull'andamento del nuovo strumento della mediazione obbligatoria emerge che nel 72% dei casi effettivamente una parte non si presenta in camera di mediazione. E se questo trend non dovesse invertirsi nei prossimi mesi, secondo quanto rielaborato da ItaliaOggi Sette, per lo stato si tradurrebbe in un gettito anche superiore ai 100 milioni di euro l'anno. Dall'altro, sempre dalle ultime rilevazioni del ministero della giustizia, se confrontate con le proiezioni date a maggio scorso, si nota chiaramente come gli effetti del dlgs n. 28/2010 siano stati, per ora, decisamente al di sotto delle aspettative. Basti pensare che se a maggio il ministero stimava in 280 mila i procedimenti di mediazione obbligatoria per il primo anno di operatività, ora, secondo quanto risulta a ItaliaOggi Sette, la stima è scesa a 160 mila. Quasi la metà. È chiaro quindi che sia necessario un incentivo per alimentare la cultura della mediazione. E una multa per chi snobba il nuovo strumento legislativo dovrebbe avere appunto un effetto decisivo in questo senso. Nel frattempo, però, lo stato può aggiungere una nuova casella nella voce «entrate». Ecco a quanto può ammontare.

Il gettito per lo stato. Secondo l'emendamento inserito nella manovra bis il giudice, quando la mediazione è condizione di procedibilità (cioè per le materie previste dall'art. 5 del dlgs n. 28/2010) condanna la parte costituita che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo al versamento all'entrata del bilancio dello stato «di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio». Per ipotizzare quindi quanto, in proiezione, potrebbe entrare nelle casse dello stato da qui a un anno basta considerare che i procedimenti in cui una parte non si presenta potrebbero essere stimati 115 mila l'anno (il 72% di 160 mila). E che il valore medio di una lite è pari, sempre secondo i dati del ministero della giustizia, a circa 80 mila euro, a cui corrisponde un contributo unificato (previsto dal testo unico delle spese di giustizia) di 660 euro, che è anche il valore della multa. Risultato: 76 milioni di euro l'anno. Se poi si considera che la norma dovrebbe essere applicabile subito anche per quelle materie per le quali la conciliazione diventerà condizione di procedibilità solo da marzo 2012 (condominio e sinistri stradali, che rappresentano più del 50% del totale delle liti), la somma potrebbe anche superare quota 100 milioni di euro. Detto questo, bisogna chiaramente tener conto del fatto che la sanzione farà sicuramente da deterrente per chi oggi snobba il nuovo strumento, e quindi la percentuale calcolata dal ministero a fine giugno è destinata a diminuire nei prossimi mesi. Ma intanto il gettito che ne potrebbe derivare non è certo trascurabile.

La mediazione non decolla. Altro obiettivo della norma è, come detto, quello di diffondere la cultura della mediazione. Soprattutto se si considera che questi primi mesi di operatività del dlgs n. 28/2010 non sono andati come il ministero della giustizia si aspettava. Le proiezioni di maggio scorso, infatti, stimavano 12 mila procedimenti di mediazione nel mese di maggio e 21 mila a giugno, per arrivare a un cumulato di 38 mila liti. I dati reali diffusi a fine luglio dal ministero di grazie e giustizia, invece, disegnano un quadro decisamente diverso: le iscrizioni di mediazioni civili a maggio sono state 5.735, mentre a giugno 7.333, per un cumulato, dal 21 marzo al 30 giugno, pari a poco più di 18 mila: esattamente la metà di quanto previsto. Di certo la strenua opposizione dell'avvocatura sta contribuendo in modo decisivo alla bassa diffusione del nuovo strumento normativo alternativo al processo. La voce insistente che circola tra gli addetti ai lavori è infatti che gli avvocati consiglino ai loro assistiti di non presentarsi in camera di conciliazione. Se a questo poi si somma il fatto che la normativa è sotto la lente della Corte costituzionale e, da settimana scorsa, anche della Corte di giustizia europea, ecco che si capisce il perché i numeri siano ancora così bassi, sebbene in crescita (a giugno le iscrizioni di mediazioni civili sono state il 28% in più rispetto a maggio). Una crescita che il pugno di ferro contro chi diserta la mediazione dovrebbe contribuire ad alimentare.

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