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Gruppo Benetton Mion va, resta l’asse con Alessandro

di Maria Silvia Sacchi

Un ciclo che si chiude; un altro che, ci si augura, si apre. Di nuovo innovativo. Ma, soprattutto, più giovane. A Ponzano Veneto, la cittadina in provincia di Treviso da cui è partita la storia imprenditoriale della famiglia Benetton, è il momento di definire nuovi equilibri.
Se l'abbandono della Borsa da parte di Benetton Group e l'attesa nomina a presidente di Alessandro Benetton al posto del padre Luciano ne è il segno più immediatamente visibile, la prossima uscita di Gianni Mion dal consiglio di amministratore delegato di Edizione, di cui è amministratore delegato, rappresenta la chiusura di un'epoca.
Sono trascorsi 26 anni da quando l'allora 43enne manager era arrivato (proveniente da Marzotto e prima ancora dalla Gepi), al gruppo di Ponzano. C'era da gestire la liquidità ricavata dalla quotazione di Benetton. Oggi c'è Edizione, la punta di uno dei maggiori gruppi imprenditoriali del Paese, una holding da 11,6 miliardi di euro che spazia dalla moda (Benetton Group) alle infrastrutture (attraverso la controllata Sintonia: Autostrade, Aeroporti Roma, Sagat), dalla ristorazione (Autogrill) alla finanza (Gemina, Generali, Pirelli, Mediobanca e Rcs Mediagroup che edita il Corriere della Sera). Una diversificazione di cui Mion è stato il principale sostenitore.
È in Edizione che si definiscono e si pesano i rapporti tra gli azionisti Benetton, quattro fratelli fondatori con quote identiche: 14 rappresentanti di una seconda generazione già matura. Per questo è importante capire cosa succederà. Chi sarà il nuovo amministratore delegato di Edizione? Carlo Bertazzo, attuale amministratore delegato di Gemina, come vorrebbe Mion? Il nome non è ancora certo, ma vicino al gruppo si sostiene che comunque la carica sarà assunta da un esterno, non da un componente della famiglia. Ai Benetton è riservata la presidenza di Edizione, oggi in capo a Gilberto e non sembrano essere previsti per questa dei cambiamenti.
I tempi
Mion lo aveva detto quando era stato confermato tre anni fa che sarebbe stato il suo ultimo mandato. Lo ha ripetuto — un po' a sorpresa per la tempistica — proprio nei giorni «caldi» dell'annuncio dell'Opa di Edizione su Benetton. Più che l'affermazione di una sua contrarietà all'Offerta pubblica di acquisto (che pure Mion non ha condiviso, anche se l'ha approvata), è stata la forzatura per un cambiamento più generale nel gruppo. Per un ringiovanimento ritenuto ormai non rinviabile.
Gianni Mion va per i 69 anni, come il più giovane dei quattro fratelli Benetton, Carlo. Luciano, il capostipite, ne ha 76, Giuliana 74, Gilberto 70. Da tempo in famiglia si discute di come sarà il gruppo di seconda generazione. Si è fatto un nuovo statuto e identificati quattro nuovi «fondatori», uno per ciascuna famiglia. Ma la direzione da prendere non è ancora chiara e i passaggi fatti finora lenti. Il 24 aprile il consiglio di amministrazione che si riunirà dopo l'assemblea nominerà Alessandro Benetton presidente di Benetton Group al posto di Luciano, il fondatore che con tutta probabilità diventerà presidente onorario. Un tassello importante, ma non ancora il quadro definito.
Crescerà e come il gruppo che fa capo alla famiglia veneta? Sulla strada delle alleanze, come quella realizzata ormai qualche lustro fa con Leonardo Del Vecchio della Luxottica ai tempi della Sme, che Mion ha sempre considerato un modello, o come quella tentata con la spagnola Abertis in Autostrade? O si sceglierà di difendere i propri confini con gli assetti azionari di oggi? Quale è la strada da seguire, Mion l'ha esplicitata in un libro-intervista di alcuni anni fa: le famiglie devono fare un passo indietro (la soglia giusta è 20-30% di controllo azionario) per permettere alle imprese di crescere.
L'Offerta di acquisto
Anche per questo l'uscita di Benetton Group dalla Borsa — pur compresa visto che la società necessita di una ridefinizione del suo modello di business — è stata sofferta da Mion, perché la quotazione è un elemento di disciplina per un'impresa e un'occasione di sviluppo, rendendo più facili le alleanze. Ma questa contrarietà non va letta come una contrapposizione con Alessandro Benetton, che l'Opa l'ha promossa. Anzi. Il rapporto tra il manager di Edizione e l'erede di Luciano è solido da sempre, avendo Mion seguito i passi di Alessandro fin dalla sua costituzione della 21 Investimenti e avendo Alessandro detto spesso di aver preso molto da Mion. È Alessandro che Mion avrebbe spinto in prima battuta come amministratore delegato di Edizione; e, soprattutto, che vedrebbe come presidente, ma questo saranno gli equilibri familiari che si riusciranno a trovare a determinarlo.
Gli investimenti
I 26 anni trascorsi a fianco di Gilberto Benetton, il vero riferimento di Mion nella famiglia, sono stati il più lungo percorso compiuto dal manager dentro un gruppo. Per la libertà ottenuta, spiega chi gli è vicino, per la capacità innovativa trovata negli imprenditori di Ponzano. A Mion si deve la diversificazione del gruppo. Ci sono operazioni che hanno dato frutti, come le infrastrutture; altre che pur avendole sostenute oggi non rifarebbe, fra tutte l'ingresso in Telecom (da cui poi i Benetton sono usciti).
Oltre a lasciare la carica di amministratore delegato di Edizione, Mion esce in queste settimane anche (dopo nove anni, per far posto a una maggior componente femminile) dal consiglio di amministrazione di Luxottica. E ha appena lasciato Orlando, il fondo che lo stesso manager aveva promosso per investire nelle medie imprese italiane.
Anche se agli amici racconta che vorrebbe dedicare il suo tempo a fare il nonno e alle camminate, Mion resta però nel consiglio delle società controllate da Edizione, come Aeroporti di Roma e Sintonia, che hanno ancora molte partite aperte. E non sono esclusi nuovi incarichi.

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