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Groupama cede il 4,9% di Mediobanca

Scende il peso dei soci francesi nel capitale di Mediobanca. Ieri la compagnia assicurativa Groupama ha comunicato di aver avviato la cessione del 4,9% detenuto in Mediobanca tramite un collocamento privato presso investitori istituzionali. L’operazione, resa nota al termine di una giornata che ha visto il titolo di piazzetta Cuccia crescere del 3,36% a 7,99 euro, è avvenuta con un «accelerated book building». «Questa cessione costituisce una nuova tappa nella strategia finanziaria di Groupama che consiste nel rafforzare i suoi margini di manovra e a ridurre l’esposizione ai rischi del mercato», ha precisato una nota della società francese che a ottobre del 2013 aveva comunicato disdetta al patto Mediobanca in occasione del rinnovo. Le 42 milioni di azioni di Mediobanca oggetto del collocamento ai prezzi di Borsa di ieri valgono 340 milioni di euro circa. Un valore che fa presupporre una forte plusvalenza rispetto alle ultime risultanze contabili di Groupama, ma che resta pur sempre inferiore al prezzo di ingresso, avvenuto nel 2002, e vicino ai 500 milioni.

Nel dettaglio, infatti, nei conti semestrali del gruppo francese al 30 giugno scorso, la quota in Mediobanca era contabilizzata a 147 milioni quale «costo di acquisizione al netto degli accantonamentì a fronte di un fair value di 321 milioni», con una conseguente riserva di rivalutazione di 174 milioni.
Il gruppo francese era entrato in Mediobanca nel 2002 (prima con il 2% e portando successivamente la quota al 4,9%) quale alleato di Vincent Bollorè e ha fatto parte fino al 2013 del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia all’interno del gruppo C, quello degli investitori esteri (11%), una suddivisione poi abolita nell’ambito della riscrittura dell’accordo avvenuta a luglio dello scorso anno. Dal patto Mediobanca, Groupama è uscita in seguito alla profonda riorganizzazione e al drastico cambiamento del management e della strategia avviato nel 2011, conseguenza delle ingenti perdite accusate con la crisi finanziaria. La stessa quota in Mediobanca era stata pesantemente svalutata nel 2011 e poi nel 2012. Ma agli esordi, nel bilancio Groupama del 2002, la quota in Piazzetta Cuccia aveva un valore contabile netto di 471 milioni. Negli anni successivi il rafforzamento del titolo in Borsa aveva portato cospicue plusvalenze contabili, culminate nel 2006 quando il titolo era arrivato a 17 euro e la partecipazione aveva un fair value di 692 milioni. Un exploit a cui poi hanno fatto seguito le pesanti svalutazioni. La scelta di vendere Mediobanca, tuttavia, sembra rispondere anche a motivazioni non strettamente finanziarie. Tant’è che in occasione della disdetta all’accordo, Groupama aveva spiegato che l’investimento e l’ingresso in piazzetta Cuccia «corrispondeva a un’epoca di ricerca della crescita esterna in Italia, diversamente da quanto avviene oggi» considerando che la compagnia assicurativa «ormai beneficia di una solida presenza sul mercato italiano dove sviluppa una strategia di crescita organica». Il disimpegno, dunque, era atteso. Con il risultato finale che l’uscita di Groupama rappresenta un fattore positivo per Mediobanca, andando ad eliminare l’incertezza sulla cessione di importanti pacchetti da parte degli azionisti ormai fuori dall’accordo.
Intanto ieri Mediobanca ha comunicato la nomina di Felipe de Grado managing director nel team di Equity capital market. Con base a Londra, Grado riporterà direttamente a Stefano Rangone (capo dell’area Equity capital market) e seguirà, in particolare, le attività internazionali. Grado – si legge in una nota – ha ricoperto ruoli di responsabilità nella stessa area in Goldman Sachs, Lehman Brothers e Nomura.

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