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Grilli:“Mps e sistema bancario sani ma nazionalizzazione possibile In arrivo le sanzioni di Bankitalia”

Il ministro dell’Economia annuncia sanzioni in arrivo per il management di Mps e avverte: se l’istituto non fosse in grado di rimborsare i 3,9 miliardi prestati dallo Stato sotto forma di Monti bond, «considerando il prezzo attuale dei titoli Mps, la quota del Tesoro salirebbe all’82% del capitale della Banca». In pratica, una «nazionalizzazione occulta», chiosa l’ex ministro Renato Brunetta. E Vittorio Grilli: «No, spero paghino presto».
Ed è solo uno dei “siparietti” che vanno in onda durante l’audizione- fiume del ministro in Parlamento sull’affare Mps. Le tv a circuito chiuso consentono di sentire e vedere tutto. L’ex ministro Giulio Tremonti, per esempio, dapprima se la prende con la procedura scelta che lo esclude dai microfoni, poi minaccia di fare una conferenza stampa, quindi polemizza con Casini e quando parla dice: «La Vigilanza non è stata efficace»; il Parlamento deve ascoltare anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il suo predecessore, Mario Draghi, oggi presidente della Bce. Grilli invece assicura che i controlli sono stati «intensi ed efficaci » e hanno pure consentito di «individuare e interrompere comportamenti anomali». A scanso di equivoci deposita anche un documento di 7 cartelle che documenta punto per punto tutte le ispezioni, le irregolarità, le anomalie riscontrate nelle carte della banca senese e, appunto, le sanzioni in arrivo per il management. L’ex direttore generale Vigni, per esempio, dovrà versare 64.555 euro per «violazioni in materia di trasparenza bancaria». Procedure sanzionatorie sono state avviate verso gli amministratori, i sindaci e i membri del Comitato direttivo della banca per «carenze nell’organizzazione e nei controlli interni e violazione della normativa sul contenimento dei rischi finanziari ». Altri tre distinti provvedimenti sanzionatori sono pendenti per «le errate comunicazioni a via Nazionale » e per i compensi riconosciuti a Vigni lasciando l’incarico: 4 milioni di buonuscita.
Già, ma in ballo adesso c’è il futuro della banca. L’ipotesi di un commissariamento non esiste: Grilli spiega che non sussistono le condizioni perché l’analisi della Banca d’Italia sulle condizioni della banca è «positiva». Piuttosto «c’è l’esigenza di un monitoraggio ». Esiste invece una complessa procedura per questi Monti bond, che porterebbe ad una nazionalizzazione strisciante e quasi automatica, nel caso in cui davvero Mps non fosse in grado di ripagare il suo prestito. «Potenzialmente » una nazionalizzazione di Mps «può accadere», ammette il nuovo presidente, Alessandro Profumo a Ballarò.
«Sottolineo potenzialmente perché abbiamo fatto un piano industriale che dovrebbe consentirci di restituire» i Monti bond. E siamo sempre lì: se Mps ripaga il prestito, tutto va bene; se non ce la fa, allora il calcoletto di Grilli potrebbe avverarsi, con il Tesoro a quota 82% del capitale della banca. In mezzo, decine di variabili, compreso anche l’arrivo di qualche socio industriale «stabile e perbene», come lo sogna il banchiere.
Durante l’audizione, il ministro si mantiene sull’oggi: legge l’intervento e consulta le carte della Vigilanza. Perciò, il sostegno pubblico serve a «limitare i rischi sistemici mettendo al sicuro il risparmio dei correntisti». Non si configura come un salvataggio ma come «un rafforzamento del capitale», secondo gli standard Eba: «Senza voler minimizzare atti di gestioni impropri e illeciti fatti in passato dal management di
Mps», precisa. Al dunque i Monti bond non sono «un contributo a fondo perduto», bensì «un prestito ad un tasso del 9% e incrementato dello 0,5 ogni due esercizi fino al limite massimo del 15%». In più, la sottoscrizione di questi titoli «assoggetterà Mps a importanti e penetranti vincoli in termini di governance e operatività ». Tra questi, «limiti alle strategie commerciali, divieto ai dividendi, vincoli alle remunerazioni ». La banca è «solida e non ci sono effetti di sistema», come certifica anche il Comitato per la stabilità, riunito nella mattinata.
A Grilli, Tremonti chiede anche come mai, ieri l’altro, a Milano, s’è visto con Draghi in via riservata. «Ci incontriamo almeno due volte al mese. Non c’è niente di strano».

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