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Grilli: in Italia settore bancario tra i più resistenti

Il comparto creditizio italiano? «È sempre stato più resistente di quasi tutti gli altri sistemi bancari». Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ieri ha commentato così con Il Sole 24 Ore – a margine del convegno Assonime a Milano – lo stato di salute degli istituti italiani, nella giornata in cui il cda di Mps ha deciso di emettere i cosiddetti “Monti bond” per una cifra di 3,9 miliardi di euro, 500 milioni in più rispetto a quanto inizialmente previsto. Una mossa, quest’ultima, che ha spiazzato operatori e investitori, tanto che il titolo della banca senese in borsa ha lasciato sul terreno il 2,18%. Al calo di Mps si è aggiunto peraltro quello più pesante (-4,06%) di Banco Popolare, su cui ieri ha pesato la minaccia di un possibile declassamento del rating da parte di Moody’s, che ha posto sotto osservazione il merito creditizio. Insomma, due cattive notizie per gli istituti tricolori, che già devono fare i conti con una mole massiccia di sofferenze. Solo le prime cinque banche hanno in “pancia” 181 miliardi di crediti deteriorati lordi.
D’altra parte, ha detto Grilli a margine del convegno sul futuro dei mercati azionari europei organizzato a Milano alla Borsa Italiana – incontro che ha chiamato a raccolta banchieri, esperti di regolamentazione e policy maker europei – non si può dimenticare come gli aiuti di cui il nostro settore bancario ha beneficiato «in passato sono sempre stati limitatissimi e compresi nei backstop (reti di protezione, ndr) europei».
Sulla stessa lunghezza d’onda del ministro dell’Economia anche Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo. Secondo il docente «il sistema bancario italiano è solido» ma certo «non può non risentire del clima di difficoltà» che sta attraversando l’intera economia europea ed italiana in particolare. La vita d’uscita per le banche potrebbe essere quella di agire sui ricavi ma in un momento critico come quello attuale non si può pensare di non agire «anche dal lato dei costi», ha commentato a margine Beltratti.
Ma il problema degli istituti è solamente ciclico o rischia di essere strutturale? Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, segnala come le banche italiane siano «ben monitorate» e che si trovino «anzitutto in mezzo a un ciclo sfavorevole». Certo, per uscire da questa impasse non si potrà sfuggire da interventi di «ristrutturazione». La consapevolezza che il contesto congiunturale è critico è la stessa di Stefano Micossi, direttore generale di Assonime. «Il momento è difficile ma le banche italiane» rimangono «solide», ha detto Micossi, anche se per «alcuni soggetti» ci vorranno dei piani di revisione dei costi.
Micossi nel corso del convegno è intervenuto anche sul tema della regolamentazione. «I mercati appaiono costosi e troppo regolamentati» ha sottolineato il direttore generale dell’associazione delle Società italiane per azioni. Che ha denunciato anche come ci sia «una fuga di investitori qualificati», in parte dovuta a vincoli normativi». Tra le criticità nel funzionamento del mercato, Micossi ha citato il fatto che «la maggior parte dei flussi finanziari non sono investiti direttamente nelle società finanziarie» ma piuttosto «nel trading ad alta frequenza e nei derivati che aiutano la liquidità e la copertura del rischio» ma d’altra parte «hanno poco effetto sui titoli delle società quotate e sull’economia reale, in particolare per quel che riguarda le pmi». L’invito di Micossi per ciò che riguarda le piccole e medie imprese è di «creare un quadro normativo dove i costi siano proporzionati ai volumi di accesso e ai benefici che derivano». Micossi si è detto contrario anche all’introduzione dell Tobin Tax: «se proprio dobbiamo farlo, deve essere molto più estesa e con aliquote più piccole». D’accordo anche
Xavier Rolet, ceo del London Stock Exchange, secondo cui la Tobin Tax «allontanerà il business dall’Italia» e «se sarà implementata sarà un grosso sbaglio e costerà in Italia posti di lavoro». «La Tobin Tax non è una tassa sulla finanza o sulle banche – ha concluso Rolet – ma colpirà i risparmiatori e le emittenti».

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