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Grilli: alla Sgr subito beni per 3-5 mld

«Ci sono immobili dello Stato centrale, per un valore tra i 3 e i 5 miliardi, su cui è possibile lavorare da subito. Ma la benzina dello Stato finisce presto: serve dunque il pieno coinvolgimento degli enti territoriali. L’obiettivo è accelerare la riduzione del debito». È con queste dichiarazioni, ai margini del seminario a porte chiuse sulle dismissioni del patrimonio pubblico tenutosi ieri al Senato, che il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha acceso metaforicamente i motori della complessa macchina per la valorizzazione con messa a reddito e cessione degli immobili pubblici. Un’operazione che servirà in via prioritaria a ridurre lo stock di un debito pubblico che si impennerà nel 2013 al 127,1% del Pil.
A conferma dell’imminente messa in moto di questo piano straordinario di valorizzazione e vendita di patrimonio pubblico, da un punto di Pil l’anno, il direttore dell’Agenzia del Demanio Stefano Scalera ai margini dello stesso seminario ha confermato che il cda della Sgr (inizialmente 100% Tesoro e poi 60% Demanio e 40% Tesoro) alla quale verranno trasferiti gli immobili pubblici sarà «costituito a breve», una questione di giorni.
Questi 3-5 miliardi di avviamento sono la punta di un iceberg. Scalera ha ricordato ieri le cifre faraoniche già a disposizione: «Il patrimonio complessivo immobiliare del 53% delle amministrazioni pubbliche che hanno risposto al censimento (avviato dal Tesoro nel febbraio 2010, ndr), tra cui i Comuni più grandi, ammonta a 350 miliardi circa». Di questi, una parte sono immobili dello Stato per un valore di 55,6 miliardi: questi a loro volta si suddividono per l’80% in immobili a uso governativo (uffici) per un valore stimato di 44,9 miliardi e il restante 20% in beni non strumentali per 10,6 miliardi.
I 3-5 miliardi in via di trasferimento dalla Pa alla Sgr sarebbero relativi a 350 immobili già individuati dal Demanio: uffici per un valore attorno a 1 miliardo (con pagamento di affitto per imporre efficienza e razionalizzazione degli spazi a chi occupa immobili pubblici finora senza canone); immobili non strumentali per 1,2 miliardi (l’1% circa sul totale) destinati a concessioni per l’operazione “sviluppo” (il bando di alcune concessioni sarà pubblicato questo novembre); una quota di beni della Difesa, inizialmente 22 sugli oltre 1.500 di scarso valore commerciale ma non più utili ai fini istituzionali. La Sgr disporrà inizialmente di un bacino di risorse provenienti dagli enti previdenziali: 210 milioni l’anno per tre anni, in cambio di quote.
Al seminario il Mef ha presentato il progetto «Patrimonio della Pa» per lanciare un messaggio: le società quotate possedute dal Tesoro (Eni, Enel, Finmeccanica e Stm) nell’attuale situazione di mercato «evidenziano quotazioni pari a 12,5 miliardi fortemente inferiori ai valori massimi di 22 miliardi» registrati dal 2008. Nel caso di vendita di queste partecipazioni ai valori attuali, il Mef ha calcolato che la perdita dei dividendi (1 miliardo) e il risparmio degli interessi dovuto al minore debito (514 milioni) porterebbe a un flusso netto negativo di 491 milioni per lo Stato.

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