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Grilli: addio recessione a fine marzo

La recessione italiana finirà entro marzo. E a partire dalla seconda metà del 2013 il Paese dovrebbe riprendere la strada di una crescita che però resta ancora «insoddisfacente ». Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia Vittorio Grilli parlando davanti alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo. «La fase più profonda della recessione dovrebbe terminare nel primo trimestre con una maggiorata ripresa nella restante parte dell’anno», ha spiegato il ministro. La crescita, «sostenuta dalle esportazioni e dagli investimenti », si manterrà – nei mesi del rilancio – intorno all’1%. Ma il governo giudica «questa performance insoddisfacente» e per questo ha varato «riforme strutturali per aumentare il potenziale di sviluppo».
Di fronte agli eurodeputati Grilli ha cercato di dare una immagine rassicurante dell’Italia anche di fronte all’incognita elettorale. «Oggi posso dire che l’Italia è un Paese diverso, che è cambiato in modo irreversibile», ha spiegato. E rispondendo ad un deputato democristiano tedesco preoccupato perché «Bersani ha annunciato che in caso di vittoria del centro sinistra rinegozierà il trattato Fiscal Compact », il ministro ha ricordato che l’Italia «è stato uno dei primi Paesi ad avere introdotto nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio. La modifica costituzionale ha richiesto un’ampia maggioranza, che in condizioni normali sarebbe difficilmente ripetibile per introdurre nuovi cambiamenti». Il ministro ha confermato che già quest’anno si raggiungerà il pareggio di bilancio strutturale, cioè non calcolando il peggioramento del deficit dovuto alla recessione economica. E ha ripetuto che il governo non ritiene necessarie manovre aggiuntive. «Pensiamo che non si debba appesantire l’economia; e come non l’abbiamo fatto noi, speriamo non lo faccia neanche il prossimo governo».
I tagli al bilancio e l’aumento della pressione fiscale sono stati «certamente una pillola amara», ma costituivano una pre-condizione per la crescita: «L’Italia aveva poca scelta, perché è impossibile costruire una strategia di crescita credibile senza mercati stabilizzati, sarebbe stato come costruire una casa sulla sabbia». Tuttavia ora una riduzione della pressione fiscale «è non solo possibile, ma auspicabile. L’austerità non è un fine, ma un mezzo per poi costruire la crescita economica». Ma un taglio alle tasse, avverte il ministro, sarà possibile solo riducendo in modo corrispondente la spesa pubblica per non peggiorare i saldi di bilancio. «Abbiamo dovuto ricorrere più di quanto volessimo ad imposizioni fiscali. Adesso la pressione media deve calare, ma per fare questo occorre una revisione specifica della spesa, con scelte dure per snellire il settore pubblico». Il compito di risanare il bilancio dello Stato «non è ancora concluso, ma sono sicuro che tutte le istituzioni responsabili sapranno continuare questo lavoro» anche dopo la formazione del nuovo governo.
Nel corso dell’audizione parlamentare, Grilli si è anche pronunciato con fermezza contro le politiche di svalutazione adottate da Usa, Giappone e Cina per favorire le proprie esportazioni. Politiche che stanno portando ad una eccessiva rivalutazione dell’euro. «Siamo contrari all’uso del cambio come strumento di politica commerciale. Certe politiche non sono compatibili con una crescita omogenea a livello mondiale: possono portare forse qualche sollievo nel brevissimo periodo, ma nel periodo medio-lungo sono negative».

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