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Grexit? I manager ci credono

Con le trattative tra la Grecia e i creditori internazionali che procedono con un passo in avanti e uno indietro, i top-manager europei cominciano a considerare la Grexit come una prospettiva reale. Che provocherebbe non pochi problemi soprattutto agli altri Paesi deboli dell’Eurozona. In ballo non ci sono solo i danni diretti che potrebbero derivare da una svalutazione della Dracma rispetto alla moneta unica, ma anche i timori che la speculazione torni a caratterizzare i mercati finanziari, facendo così schizzare gli spread.

Cosa che, nella pratica, significa difficoltà crescenti di finanziarsi sul mercato e di sostenere il debito.

Secondo un sondaggio realizzato da Grant Thornton su 1.100 chief executive officer del Vecchio Continente, l’uscita della Grecia dall’area euro è vista come una prospettiva molto negativa dal 56% dei capi azienda italiani, mentre solo il 10% vede possibili vantaggi per il nostro paese.

Anche in Spagna la preoccupazione è forte con il 57% di giudizi negativi al verificarsi di questa prospettiva. Diverso lo scenario in Germania e Francia, dove il timore è diffuso solo rispettivamente tra il 46% e il 37% dei ceo coinvolti nell’indagine.

Piuttosto i tedeschi esprimono riserve nei confronti del quantative easing attuato dalla Bce. Il timore diffuso in Germania, anche per i ricorsi storici, è che una politica così fortemente espansiva possa comportare una svalutazione della moneta, dando così fiato a un ritorno dell’inflazione.

Quanto alla possibile uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la prospettiva è giudicata da tutti molto negativa, con un picco dell’81% tra gli spagnoli.

La richiesta di una maggiore integrazione. Quanto alle prospettive di una maggiore integrazione, i top-manager italiani chiedono che questo avvenga soprattutto sul fronte politico (si è espresso in tal senso il 48% degli intervistati), mentre Francia e Germania (62% e 75%) pensano possa essere molto più utile una maggiore integrazione economica (l’Italia si ferma al 58%). Una differenza che può essere inquadrata alla luce della storia che caratterizza i diversi Paesi, con la Penisola da sempre esposta a forti turbolenze sul piano politico, tanto da spingere gli uomini delle aziende a chiedere un cambio di marcia.

L’atteggiamento cambia quando si passa alla domanda relativa alla possibile uscita dall’euro.

Tra i manager italiani c’è un sorprendente 14% che chiede di tornare alla lira, mentre in Francia e Germania i nostalgici della valuta nazionale non vanno al di là del 3%. Colpa della crisi che da noi ha colpito più delle altre due grandi economie continentali? Non è detto, se si considera che in Spagna, altro Paese in ginocchio come (se non più) del nostro, la quota di chi vorrebbe uscire dalla moneta unica non supera l’1%.

 

Risale la fiducia in Italia. Si è sempre detto che l’ottimismo è un ingrediente fondamentale per chi fa impresa perché consente di affrontare anche le situazioni difficili senza scoraggiarsi e, soprattutto, senza perdere di vista gli obiettivi prefissati.

A questo proposito va sottolineato come i ceo italiani che vedono una situazione in miglioramento superano di 26 punti percentuali quelli che vedono uno scenario in peggioramento.

In sostanza, gli ottimisti sono il 63%, i pessimisti il 37%.

Rispetto a un anno coloro che vedono un orizzonte migliore crescono dal 46%. La business community italiana pare sostanzialmente positiva circa la capacità del Governo di realizzare le riforme necessarie a trasformare l’Italia in un paese più moderno.

«L’Italia si conferma un Paese molto attento alle opportunità offerte dal contesto europeo e internazionale e dinamico nel voler creare condizioni di crescita», sottolinea Ed Nusbaum, global ceo di Grant Thornton.

«La crescita del pil nel primo trimestre del 2015 testimonia la fine di una lunga recessione durante la quale l’economia italiana ha mostrato una capacità di adattamento forte, pur in presenza di una significativa caduta della produzione e della domanda che hanno causato perdite rilevanti di capacità produttiva e di lavoro», commenta Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, intervenuto alla presentazione dei dati. «La ripresa imminente troverà un’economia italiana ristrutturata e pronta a reagire».

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