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Green Pass per aerei e treni Speranza: “Giusto estenderlo”

Estendere l’uso del Green Pass ai trasporti a partire da settembre. E farlo partendo da aerei, treni e navi impegnati nei collegamenti a lungo raggio. Ecco uno degli obiettivi dell’esecutivo. Che si rende ancora più necessario dopo le immagini, circolate in queste ore, di turisti ammassati senza distanziamento sui mezzi — in particolare sui traghetti — e senza la certezza di trovarsi seduti accanto a persone immunizzate. La svolta potrebbe essere contenuta nel decreto che il governo si appresta a varare già domani — o al più tardi giovedì 5 agosto — con una cabina di regia e un consiglio dei ministri, anche se la Lega preme per far slittare ogni decisione al 19 agosto. Di certo, l’intervento appare necessario e non rinviabile. «Contro la variante Delta che è ormai dominante — ragiona il ministro della Salute Roberto Speranza — è giusto estendere ancora l’uso del Green Pass, a partire dai mezzi di trasporto a lunga percorrenza ».Una premessa: Mario Draghi è convinto della bontà dello strumento. L’idea di far valere il pass anche per i trasporti, però, va maneggiata con cautela per non fiaccare un settore già provato come il turismo. Sembra escluso, insomma, che le nuove limitazioni possano entrare in vigore in pieno agosto, per non bloccare chi ha già prenotato da tempo le vacanze. Ma da settembre cambia tutto. E il governo si prepara a intervenire per decreto, fissando una data: la più probabile sembra quella del 15 settembre. L’altra opzione è il primo ottobre.Speranza lo dice chiaramente: si può iniziare dalle lunghe tratte. Significa coprire i treni ad Alta velocità e i collegamenti aerei dove ancora non vale il passaporto vaccinale, che è invece già “operativo” per i voli tra i Paesi dell’Unione. Resta il nodo del trasporto pubblico locale, che la Lega vorrebbe tenere fuori dalla partita. La carta verde varrà anche su metropolitana e bus, ma forse non prima di ottobre.Non è solo sui trasporti, però, che si gioca la battaglia interna alla maggioranza. C’è la scuola a tenere banco. L’obbligo vaccinale per il personale scolastico è il cuore del problema, ma in queste ore si riflette anche del modo migliore per spingere gli studenti over 12 a vaccinarsi. L’opzione circolata è quella di introdurre un ulteriore paletto: la didattica a distanza per i ragazzi che decidono di non immunizzarsi, esponendo i compagni al rischio di contagio. Anche su questo terreno, le posizioni sono note. Salvini è ostile all’obbligatorietà. Anche il Movimento resiste. Il Pd è ultra rigorista, Forza Italia è a favore dell’obbligo vaccinale solo per il personale. Draghi dovrà mediare. Considera le lezioni in presenza una priorità e sembra orientato a favorire un obbligo “progressivo” per il personale scolastico: chi non si vaccina sarà prima invitato a farlo, poi eventualmente trasferito di città e allontanato dalle lezioni in presenza, infine gli sarà sospeso lo stipendio. Il ministro della Salute non entra nel merito dell’obbligo, ma sostiene che alla fine, indipendentemente dalla strada che si deciderà di percorrere, chi è impegnato negli istituti dovrà essere “coperto” da due dosi: «Sono per non lasciare spazi di ambiguità — dice — Chi lavora a scuola deve essere vaccinato».Il terzo capitolo è altrettanto delicato: il Green Pass sui posti di lavoro. Nonostante le resistenze di Salvini, è assai probabile che già con questo decreto si fissi l’obbligo del pass per i lavoratori dei settori in cui è già previsto dal 6 agosto per gli avventori: ristoranti, bar, cinema, teatri, musei, palestre, piscine, stadi, fiere e altri eventi pubblici. Resta da capire se anche per i dipendenti l’obbligo scatterà contestualmente ai clienti, dunque, dal 6 agosto, o a fine mese.Altro discorso vale invece per il pass dei lavoratori impiegati nelle aziende. Il governo vuole procedere con cautela, nonostante il pressing di Confindustria. L’idea è far sedere allo stesso tavolo imprenditori e sindacati, con l’obiettivo di sottoscrivere un protocollo stringente a favore della vaccinazione. Nulla ancora di ufficiale, ma la convocazione da parte del ministro del Lavoro Andrea Orlando dovrebbe arrivare già nelle prossime ore, al massimo entro pochissimi giorni. Informalmente, infatti, era stato comunicato ai rappresentanti delle parti sociali che il dossier sarebbe stato aperto appena chiusa la partita della riforma della giustizia.

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