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Il Green New Deal di Intesa. «Una svolta da 50 miliardi»

Nel grande piano di conversione alla sostenibilità ambientale, il cosiddetto Green New Deal, che degli oltre mille miliardi europei può attivare in Italia 150 miliardi circa di investimenti, Intesa Sanpaolo è disposta a finanziarne per 50 miliardi «e dimostrare così che nel nostro Paese si torna a investire». Lo stimolo agli investimenti e alla richiesta di credito da parte delle imprese è uno degli obiettivi annunciati ieri dal ceo del gruppo bancario Carlo Messina nel corso della presentazione dei risultati in materia di sostenibilità.

È un affollato appuntamento pubblico per la banca presa a modello per l’adozione delle «best practice» e delle iniziative nella filantropia, nel contrasto alle povertà, nei piani per l’occupazione, nella cultura. Come lo scorso anno, interviene il presidente di BlackRock, Rob Kapito, azionista di Intesa con il 5%. La più grande società di gestione del mondo sta a sua volta spingendo sulla svolta. «Sono orgoglioso di fare parte del viaggio e lavorare a stretto contatto con Messina e il suo team, e contribuire a spostare l’ago della bilancia sulla sostenibilità. Intesa Sanpaolo è un modello di riferimento di livello mondiale nella responsabilità sociale», dice Kapito.

Tra i tanti ospiti di rilievo, la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano: «Non è poca cosa che l’Italia si sia dotata di questo ministero» ricorda, sottolineando come il percorso trovi sponda «nella collaborazione con i privati», tra i quali Intesa Sanpaolo Innovation Center. In prima fila, accanto al presidente della banca Gian Maria Gros-Pietro siede il governatore della Lombardia, Attilio Fontana.

Nell’auditorium della Fondazione Cariplo, lo stesso luogo nel quale fu deliberata la fusione del 2007 tra le banche di Milano e Torino — Intesa e San Paolo Imi — viene celebrato un incontro che qualcuno in sala definisce «il nostro capodanno». Confessa Messina: «Mi emoziono quando riguardo i video che scorrono alle nostre spalle e che raccontano come siamo arrivati fin qui». Ossia a essere una banca «ad alto impatto» — nove milioni di pasti distribuiti o il fondo da 1,25 miliardi destinato alle madri lavoratrici, solo per fare due esempi — che nel contempo cresce in redditività (terza in Europa) e capitalizzazione (raddoppiata da 20 a 40 miliardi sotto la guida dello stesso Messina). Intervistato da Bruno Vespa e via via accompagnato dagli ospiti che si alternano sul palco, il ceo snocciola numeri e obiettivi. Qualificata la presenza femminile da Letizia Moratti a Livia Pomodoro, dalla ceo di Novamont Catia Bastioli, all’editrice Elisabetta Sgarbi. Si parla di «dignità» per chi perde il lavoro a pochi anni dalla pensione. Messina raccoglie applausi quando cita l’housing sociale, ambito nel quale tanto è stato realizzato dall’ex presidente della Cariplo, Giuseppe Guzzetti, anch’egli in sala. La platea si appassiona al racconto di Sylvain Bellenger, direttore del museo (e del bosco) di Capodimonte penalizzato dalla mancanza di infrastrutture. «Un museo che potrebbe attrarre milioni di visitatori. Ma nessun pullman, né altro mezzo, arriva da noi — dice con il suo accento francese — Ci sarebbe un bus …chiamato l’invisibile». Replica Messina: «È incredibile che l’Italia non abbia il primato del turismo culturale». C’è molto da fare e bisogna incoraggiare le imprese. «Se troviamo un filone che riporti a fare investimenti riusciremo a far ripartire la crescita. Se c’è la volontà di investire nella “green” — ribadisce Messina — noi ci siamo. Con 50 miliardi».

Le conclusioni sono affidate al «padre» della superbanca Giovanni Bazoli. «La banca conferma piena fedeltà a quei principi che possiamo definire il suo Dna». E oggi che Intesa è «presa a modello» vale la pena di riflettere su quel «patrimonio di valori che viene dalle culture cattolica, socialista e liberale. Un patrimonio che va tutelato».

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