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Greco: la svolta Generali Meno salotti, più polizze

«Non è nostro mestiere fare gli azionisti strategici». E per Generali non ci sono «patti e patti», bensì «asset ed asset. Noi li valutiamo uno per uno, li guardiamo e decidiamo cosa fare». Mario Greco, amministratore delegato del Leone, sottolinea così l’atteggiamento «laico» della più grande compagnia italiana verso le partecipazioni «non core». Tanto è vero che sull’accordo Pirelli, per il quale oggi scade la possibilità di comunicare le disdette, il Leone è «favorevole a rimanere per un altro anno se il patto verrà accorciato a 12 mesi», altrimenti uscirà.
Il numero uno del Leone di Trieste ha marcato questo punto presentando ieri a Londra la «strategic review», il nuovo piano industriale triennale. Un’intera giornata nel corso della quale Greco, il suo vice Sergio Balbinot e il responsabile della finanza Alberto Minali, hanno elencato gli obiettivi per il 2015: focus sul core business assicurativo; aumento del peso dei rami danni; solida posizione patrimoniale; un ritorno sull’investimento pari al 13% ed equivalente un risultato operativo di 5 miliardi; indice Solvency I superiore al 160%; cash flow di oltre 2 miliardi; riduzione dei costi di 600 milioni. «Una rivoluzione basata su disciplina, semplicità e focus», ha sintetizzato Greco. Un piano accolto in Borsa però con un calo del titolo del 3%. Certo va considerato che l’azione da quando è stato annunciato l’arrivo di Greco al posto di Giovanni Perissinotto ha guadagnato l’80% e in questi mesi sono stati «rivoluzionati» la governance («il vero tallone d’Achille di Generali era la sua governance opaca, una mancanza di trasparenza nei processi decisionali e priorità strategiche complicate, a volte confliggenti tra loro», ha sottolineato il top manager), la prima linea di management (completata ieri con l’arrivo di figure di calibro internazionale come Nikhil Srinivasan da Allianz, che sarà responsabile degli oltre 400 miliardi di investimenti del gruppo e Carsten Schildknecht da Deutsche Bank) l’assetto in Italia, ed è stato sciolto il nodo a Praga con l’acquisto in due tempi da Petr Kellner del 49% della joint venture. Il ribasso sembra tuttavia indicare attese di mercato su obiettivi più «aggressivi». Ma Greco ribatte: «Non sono target prudenti ma seri, sensati, ragionevoli e raggiungibili nei prossimi anni».
«Il nostro mestiere non è speculare o essere azionista strategico, ma gestire con prudenza gli investimenti», ha detto l’amministratore delegato. Il gruppo (che sta facendo un check sulle attività «non per trovare colpe del passato, ma per avere certezze sugli asset») è presente nei patti di Telco, Mediobanca, Pirelli, Rcs Mediagroup, Gemina. Greco ha ricordato che nel febbraio 2011 il board della compagnia ha deliberato che nessuna partecipazione è più «strategica». «Una delibera molto corretta», ha aggiunto. Ciò non significa che le azioni saranno vendute. «Valuteremo caso per caso, sempre con l’obiettivo di valorizzare gli asset nell’interesse di Generali». Così in Pirelli: «Sono molto positivo sulla società. Credo manterremo il titolo per un altro anno e poi riesamineremo la situazione». E lo stesso su Rcs: «Siamo vincolati al patto, quando si aprirà valuteremo cosa fare». E sull’eventuale aumento: «Parteciperemo se interessante».
Per la compagnia presieduta da Gabriele Galateri (sulla cui riconferma in primavera Lorenzo Pellicioli, socio con De Agostini e consigliere, ha detto: «Se ne parlerà quando sarà il momento, anch’io devo essere riconfermato») sono poi previsti migliori ritorni per gli azionisti, il rafforzamento della solidità patrimoniale, un aumento del peso dei rami danni e una spinta sui mercati emergenti. Per quanto riguarda i primi due punti Greco ha precisato che il rafforzamento avrà luogo con il reinvestimento degli utili («che non significa una diminuzione dei dividendi, anzi saremo aggressivi nel migliorarli») e cessioni dalle quali è attesa una crescita del capitale regolamentare di 4 miliardi, parte dei quali potrebbero venire da Bsi e riassicurazioni Usa, in corso di vendita. «Siamo fiduciosi. Se però le offerte non fossero attraenti potremmo considerare opzioni alternative». In ogni caso Greco ha ribadito il no ad aumenti di capitale. Ipotesi da riservare «a eventuali opportunità di crescita futura. Vogliamo poter andare dagli azionisti e dire: lasciateci crescere ancora». Soci che il gruppo «rispetta» operando però «in piena autonomia»: «Le Generali sono una public company». Ma, è stato chiesto, Mediobanca ha «gradito» il piano? «Abbiamo presentato il 4 dicembre la strategia a tutto il board, che l’ha approvata all’unanimità». Infine, secondo le linee guida nel 2015 dai rami danni verrà la metà del risultato operativo e, in termini di presenza geografica il gruppo intende massimizzare i rendimenti sui mercati «maturi» e rafforzarsi sugli emergenti, anzitutto Asia ed Est Europa.

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