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Greco: codice bancario da riscrivere per evitare le acrobazie giudiziarie

Per un magistrato chiamato a indagare su ipotesi di reato legate all’attività bancaria può spesso capitare di dover fare «vere e proprie acrobazie giudiziarie» per riuscire a perseguire i responsabili e applicare una pena. E per far scattare le sanzioni più pesanti quasi sempre si deve arrivare al fallimento, perdendo così la possibilità di esercitare un ruolo di deterrenza contro i comportamenti scorretti. In un sistema bancocentrico come quello italiano, ora soggetto alla regola del bail in, servirebbe una riforma del codice penale e la realizzazione di un «codice bancario più adeguato». È questo il messaggio centrale dell’audizione del procuratore capo del Tribunale di Milano, Francesco Greco, ascoltato ieri dalla Commissione d’inchiesta sulle crisi bancarie dopo la testimonianza resa il giorno prima dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Luigi Orsi.
Nella sede di San Macuto il magistrato milanese ha squadernato l’almanacco dei problemi che pesano sulla regulation finanziaria partendo da una rassegna dei casi affrontati dalle Procure negli ultimi anni e che in parte incrociano con le otto crisi bancarie degli ultimi anni che saranno oggetto dell’inchiesta parlamentare. Innumerevoli i limiti della normativa evocati e delle confusioni regolatorie che spesso fanno pendere l’ago del giudizio su ipotesi diversissime (e con sanzioni spesso sproporzionate) come l’aggiotaggio manipolatorio o informativo, la condotta fuorviante o l’appropriazione indebita. «Per perseguire episodi di dissipazione di fondi – ha esemplificato Greco – si possono usare norme adeguate solo se si arriva all’insolvenza». Le ultime norme adottate risalgono a una decina di anni fa e riguardano il market abuse e le nuove regole sul risparmio: «Ora serve un adeguamento a un contesto che nel frattempo è molto cambiato».
Altro fronte regolatorio evocato per la sua «insufficienza» è quello sul conflitto di interessi nel mondo bancario: dietro a questo vuoto normativo si sono sviluppati i famosi «finanziamenti baciati» delle banche ai clienti soci per sottoscrivere gli aumenti di capitale o i bond subordinati. Attualmente – ha detto Greco – sono reati bagatellari a querela di parte sui quali le Procure non possono concentrare i loro sforzi.
Anche sul sistema delle autorità di controllo e vigilanza funzionale sulla stabilità da una parte e la trasparenza e la tutela del risparmio, dall’altra, bisognerebbe fare chiarezza secondo Greco. Per capire chi controlla le banche «tra un po’ ci vorrà il Tom Tom per districarsi dalle autorità di vigilanza. Bisogna decidere chi fa certe cose e con la Bce c’è un accavallamento, una sorta di scaricabarile». Il sistema dei controlli non è del tutto efficiente e chiaro, insomma, e secondo il magistrato «spesso c’è stato un approccio prudente» da parte della Vigilanza. Atteggiamento spesso giustificato dalla necessità di evitare danni sistemici. Ma «la mia esperienza dice che quando c’è il reato penale bisogna avvisare le Procure perché se poi lo scopro da solo è ancora peggio». Altro esempio evocato di regolazione inadeguata: l’omessa segnalazione alla Centrale rischi di Bankitalia da parte degli istituti sul conto dei propri debitori. Si deve decidere – ha detto Greco – se servono sanzioni penali o amministrative, perché «dietro quelle omesse segnalazioni si celano alterazioni di mercato e frodi a volte molto importanti, come abbiamo visto nel caso Parmalat».
Come aveva indicato Orsi martedì, anche Greco ieri s’è detto favorevole alla realizzazione di Procure e Tribunali distrettuali d’impresa, aggiungendo che nel ripensamento necessario della normativa sulle banche non bisognerebbe dimenticare le Fondazioni bancarie: «Bisogna fare in modo che non siano “free zone” per i reati societari», visto che oggi, si può contestare solo il reato di corruzione privata, mentre «se una Fondazione paga un politico non incorre nel reato di illecito finanziamento». E secondo Greco su alcune Fondazioni «c’è un peso politico locale molto rilevante».
Prima dell’incontro con Greco l’ufficio di presidenza aveva raccolto le diverse richieste per le prossime audizioni. Matteo Orfini, presidente del Pd, ha spiegato che la convocazione del governatore Ignazio Visco andrebbe fatta «dopo aver acquisito la documentazione e dopo aver approfondito l’inchiesta sulla vicenda delle Venete». Il calendario delle prossime audizioni prevede l’audizione del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, con i due sostituti che indagano su Veneto Banca, il 25 verrà sentito il procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri e a seguire le associazioni dei consumatori e degli azionisti delle due banche venete. La settimana successiva seguiranno, sempre sulla vicenda delle due banche venete, il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, il 2 novembre, e i commissari liquidatori.

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