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Greco al debutto su capitale e cessioni

MILANO — Mario Greco debutta nella veste di group ceo del Leone. Domani viene cooptato e nominato dal consiglio che approva la semestrale, il 2 agosto apre l’illustrazione dei dati alla comunità finanziaria. Il mercato si aspetta qualcosa di più di un breve speech formale: da un top manager che ha già in curriculum Ras Allianz, Eurizon e Zurich si prevede qualche indicazione sulle linee strategiche che intende perseguire. Con cenni di continuità e discontinuità rispetto alla gestione che lo ha preceduto.
La Borsa, per il momento, ha sì risposto alla svolta del 2 giugno, giorno in cui Giovanni Perissinotto è stato sfiduciato dal consiglio ed è stata confermato l’arrivo di Greco, ma sui mercati in realtà hanno influito altre sollecitazioni. Così, se il 31 maggio il titolo del Leone ha toccato i minimi storici a 8,2 euro, l’effetto Greco ha contribuito a portarlo a quota 10,78 del 2 luglio. Poi però spread ed euro hanno fatto da padroni e il Leone con il mercato è ricaduto fino a 8,87 del 23 luglio. Per poi risalire, sempre per ragioni più «macro» che di attese manageriali, ai 10,18 euro di ieri, seduta chiusa con un rialzo del 3,7%. Dunque la reazione «vera», sul titolo che prima della svolta aveva perso in un anno metà del valore, è ancora da verificare.
Gli analisti intanto hanno formulato un consensus sugli utili del semestre e fatto previsioni su quali potranno essere le mosse di Greco. Per quanto riguarda la prima parte dell’anno le attese sono in media stabili: 810 milioni di utile netto contro gli 806 del primo semestre 2011. Intermonte si spinge fino a 900 milioni, mentre sono più prudenti Bofa Merrill Lynch con 727 e Mediobanca Securities con 748. In linea di massima le differenze dipendono dal diverso peso che viene attribuito all’impatto degli eventi catastrofali, cioè del terremoto in Emilia, e dalle attese su eventuali svalutazioni.
E quali sono le mosse attese di Greco? L’agenda ipotetica del top manager viene in sostanza suddivisa in quattro capitoli. A partire dal punto forse considerato più «spinoso»: il capitale. Le Generali hanno un margine di Solvency I pari a circa il 130% che, se non desta preoccupazione, è però inferiore a quello di diversi concorrenti internazionali. Perissinotto più volte ha sottolineato che la compagnia non ha bisogno di aumenti se non in funzione di una grande acquisizione, che non è all’orizzonte. E ha ripetuto che quando, nel 2014, il Leone avrà la facoltà di acquisire il restante 49% di Generali Ppf, la joint venture a Praga, per un importo valutato in 2,5 miliardi, potrà provvedere senza operazioni straordinarie grazie a cessioni e utili ritenuti. Magari, ha aggiunto in qualche occasione, Trieste potrà essere affiancata da fondi di private equity. Il parco cessioni, che ha già visto la vendita della israeliana Migdal, secondo per esempio Mediobanca Securities potrebbe comprendere la svizzera Bsi e Generali Usa. La prima (private banking e asset management) si è sviluppata in Asia ed è quella la parte considerata più appetibile. Sul mercato si è già parlato di contatti e advisor. La seconda è ritenuta un gioiellino con aspiranti compratori Usa.
Indipendentemente dalla opzione ceca, alcuni analisti ritengono che Greco debba rompere gli indugi e ricapitalizzare fino a 5-6 miliardi, verificando così la disponibilità dei soci e anzitutto di Mediobanca, primo con il 13,4%, a sottoscrivere o a farsi diluire. Altri invece ritengono a questi prezzi (10 euro, ma con prevedibili sconti) l’operazione troppo diluitiva, nel senso però che potrebbe deprimere fortemente redditività e dividendi per azione. Effetto difficile da correggere con investimenti pur redditizi.
Un altro passo atteso da Greco è diretto a una maggiore efficienza della struttura del gruppo, che ha ancora troppe compagnie (da Alleanza Toro a Ina e Fata) e sedi e avrebbe bisogno di un accorpamento delle funzioni tecniche e di prodotto. Infine, per quanto riguarda gli asset (pari a 461,2 miliardi con 320 miliardi di investimenti propri), si attende un maggior rendimento della quota azionaria, che con Solvency II è destinata ad assorbire una grande quantità di capitale. Come? Con una minore esposizione in titoli finanziari (già ridotta con passi indietro in Intesa Sanpaolo, Santander, Commerz) e un portafoglio che garantisca più dividendi. Tutti passi che non si fanno in fretta. Greco lo sa bene. Ma sa anche che il mercato attende presto almeno dei segnali.

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