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Grecia, stretta fiscale e tagliola sul deficit le ultime carte di Tsipras

Alexis Tsipras prova a uscire dall’angolo in zona Cesarini e – dopo una serie di telefonate con Angela Merkel, Francois Hollande e Jean Claude Juncker – mette sul tavolo del summit dei capi di stato Ue “la proposta definitiva” di compromesso della Grecia per evitare il default. I dettagli del piano sono stati discussi in una riunione fiume con il consiglio dei ministri durata tutta la giornata di ieri: secondo le indiscrezioni, l’offerta prevede un meccanismo per bloccare in tempi stretti le finestre di prepensionamento (una delle richieste più pressanti di Ue, Bce e Fmi), un giro di vite sugli assegni previdenziali più alti e un rimescolamento delle aliquote Iva che toccherebbe solo marginalmente medicine e elettricità. Per il resto ricalca le bozze precedenti: interventi pari al 2% del Pil, contributo di solidarietà per i redditi sopra i 30.000 euro, nuove tasse per le imprese, avanzo primario all’1% nel 2015 e tagli automatici lineari in caso di sforamenti del deficit zero.
Stamattina le parti si confronteranno in un Eurogruppo (anticipato alle 12) che dovrebbe spianare la strada al vertice politico ai massimi livelli del pomeriggio. “Viaggiamo verso un accordo”, ha detto ottimista il ministro delle finanze Yanis Varoufakis.
La partita, in realtà, è ancora aperta a ogni risultato. La mossa di Tsipras ha avuto l’effetto di smuovere le acque, ma nessuno è certo che basti a quadrare il cerchio. Anzi. I primi pareri raccolti ieri sera a Bruxelles sulla nuova proposta ellenica non erano proprio entusiasti. “Noi abbiamo fatto un altro passo incontro all’ex Troika – confida uno dei negoziatori di Atene- . Ora tocca a loro muovere prendendo un impegno preciso su tempi e modi per la riduzione del debito e sugli strumenti per far ripartire l’economia”. La Ue, sperano in Grecia, potrebbe offrire in cambio una contropartita pesante: un prolungamento del piano di aiuti (si parla di un assegno vicino ai 18 miliardi) e la promessa dell’avvio della discussione sul debito già garantita del resto al governo Samaras.
L’obiettivo a breve termine è convincere la Bce ad alzare il tetto di emissioni di titoli di stato evitando lo spettro dei controlli di capitale.
Tutti, naturalmente, si augurano che oggi si arrivi a un’intesa. Nessuno però esclude che anche il summit odierno possa chiudersi con un nulla di fatto. La partita, molto più tesa e a rischio, si sposterebbe al vertice Ue di domani dove però all’ordine del giorno c’è il caso Gran Bretagna. Il rischio default sarebbe a quel punto molto più alto.
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