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Grecia, S&P’s non si fida del piano

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Si chiamerà pure «rollover» , o «rinegoziazione volontaria dei titoli» , o in qualsiasi altro modo. Ma per l’agenzia di rating del credito Standard&Poor’s, il piano di salvezza proposto per la Grecia dalle banche francesi equivale comunque a un «default selettivo» , un’insolvenza appena mascherata perché spalmata su questo o quel titolo di Stato rinegoziato al momento della sua scadenza (per altri 30 anni, secondo Parigi). In questa ipotesi, dice ancora S&P’s, la Grecia offrirebbe ai suoi creditori un valore inferiore da quello promesso dalle obbligazioni originali. L’agenzia di rating sarebbe allora obbligata a relegare i Bond greci nella quotazione a lungo termine D (a giugno sono scesi da CCC a B): «distressed debt» , debito sotto stress. Se non è una bocciatura definitiva, è però una doccia fredda che torna a far correre brividi nei mercati: l’euro è sdrucciolato ancora nei confronti del dollaro, scivolando a quota 1,45. La Commissione Europea ha indirettamente risposto ai giudizi dell’agenzia: il nuovo piano francese ha come scopo «una riduzione sostanziale delle necessità finanziarie di Atene, evitando default selettivi» . Per il commissario agli Affari economici Olli Rehn, «sono in corso le consultazioni con i creditori di Atene e ci sono già enormi progressi» . S&P’s, con i suoi allarmi sul «default selettivo» non è comunque sola. Un’altra agenzia, Fitch, teme un «default ristretto» . Per entrambi, nell’ipotesi francese la bancarotta si trasferirebbe dall’ente emittente ai suoi titoli, ma non per questo cesserebbe di essere bancarotta. Però le formule coprono anche incertezze o ambiguità, e forse si gira intorno alla parola «default» per rinviare una verità scomoda per tutti. La Banca centrale europea, per esempio, dichiara che non prenderà più titoli greci in garanzia nel caso di un default, e questo significa sbarrare le porte alle banche di Atene; ma nello stesso tempo, proprio la Bce ha già nelle sue casse 45 miliardi di quei titoli, più i collaterali, che diventerebbero coriandoli nel momento di un’insolvenza più o meno «selettiva» , «ristretta» , e così via. E molte incertezze si spiegano anche con il desiderio di evitare l’esplodere dei pagamenti dei Cds, i titoli derivati che assicurano contro, appunto, il fallimento di un Paese. Toccherà non a un regolatore esterno, ma all’associazione di settore Isda (International Swaps and Derivatives Association) stabilire se e quando ci sarà un vero default in Grecia: se e quando, cioè, i suoi stessi iscritti dovranno mettere mano al portafoglio.

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