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Grecia, soldi agli sgoccioli ma trattative insabbiate Tsipras spera nell’Eurogruppo

I negoziati, insomma, paiono insabbiati. E per capire se si tratta di tattica o meno non ci vorrà molto. Atene punta a far quadrare il cerchio in tempo per proporre un piano articolato di riforme condiviso sul tavolo del vertice europeo di Riga di giovedì. Peccato che all’ordine del giorno di quell’incontro non ci sia il caso ellenico e molti dei capi di governo siano assenti. La speranza di Syriza è però di convincere i presenti a convocare a stretto giro di posta un Eurogruppo straordinario in grado di dare l’ok alle intese e sbloccare la liquidità di cui la Grecia ha assoluto bisogno. «Abbiamo i soldi per pagare stipendi e pensioni a fine mese», ha garantito ieri il portavoce del Partenone. Oltre quella scadenza però è buio fitto. Nelle prime settimane di giugno ci sono altre centinaia di milioni da rimborsare all’Fmi. E viste le difficoltà a mettere assieme i 760 milioni pagati a metà maggio (con i soldi dei fondi speciali depositati proprio a Washington) sono pochi a credere che questa volta Atene riesca a mantenere i suoi impegni evitando il default. Tsipras, del resto, deve guardare in due direzioni. Accontentando l’ex Troika che gli chiede nuovi interventi su lavoro e pensioni e altri 3 miliardi di tagli entro fine anno senza però rompere con l’ala più radicale del partito. Ieri i duri di Syriza hanno chiesto esplicitamente di rompere con i creditori, rei di pretendere la sconfessione delle ambiziose promesse elettorali del partito. «Noi dobbiamo in ogni caso mettere mano alle disfunzioni che ci hanno impedito di far decollare la nostra economia fino ad oggi – ha detto il presidente del Consiglio durante un intervento davanti alla Confindustria ellenica –. Serve una riforma della pubblica amministrazione che la renda più efficiente, dobbiamo imparare a vivere senza bisogno di aiuti esterni». Aperture alla Ue gelate però subito dal “no” a tagli alle pensioni, una delle principali richieste del Brussels Group.

Il redde rationem però è vicino. «Sia noi che Bce, Ue e Fmi dovremo nei prossimi giorni guardare in faccia la realtà», ha sottolineato prudente il ministro alle finanze Yanis Varoufakis. Ieri si è sparsa la voce (poi smentita) di una sorta di Lodo Juncker per arrivare al compromesso, grazie a una revisione al ribasso degli avanzi primari – come vuole la Grecia – condita da alcune concessioni su privatizzazioni e fiscalità in grado di sbloccare una prima tranche di aiuti. La resistenza di Tsipras sembra però prefigurare lo scenario di un braccio di ferro destinato a portare a un referendum sulle misure chieste dai creditori. Referendum cui però di dovrà arrivare con ogni probabilità imponendo al paese durissimi controlli sui capitali per evitare il crac.
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