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Grecia, il salvataggio arriva in extremis

In extremis la Grecia ottiene la nuova tranche di prestiti da 8,5 miliardi dai creditori europei. La nuova tappa del salvataggio di Atene arriva dopo settimane di negoziati critici, ma al termine di un Eurogruppo relativamente rapido, con i ministri delle Finanze della zona euro che evitano l’ennesima drammatica nottata di trattative e altri giorni di incertezza all’Europa. I soldi saranno vitali per Atene, che altrimenti il prossimo mese non sarebbe stata in grado di pagare pensioni e stipendi con il governo Tsipras che negli ultimi mesi ha approvato un nuovo pacchetto di misure di austerity per accontentare le richieste dei partner. Ma c’è di più, gli europei promettono che nel 2018 saranno operative nuove misure per alleggerire gli obblighi sul debito di Atene verso i creditori internazionali. Il che ha finalmente permesso a Christine Lagarde, direttore dell’Fmi ospite dell’Eurogruppo, di aprire alla partecipazione dell’istituzione di Washington al terzo programma di salvataggio per la Grecia, condizione senza la quale i tedeschi non avrebbero dato il benestare alla nuova tranche di aiuti.
Dunque ieri sono arrivate una serie di decisioni a cascata – compromesso negoziato per mesi tra Bruxelles, Washington, Berlino e Atene – che evitano un nuovo dramma greco come quello del 2015. Gli europei verseranno altri 8,5 miliardi di euro alle casse di Atene: 7,7 subito, 800 milioni dopo l’estate portando il terzo piano di salvataggio, quello approvato nel 2015 ai tempi del referendum anti euro di Tsipras, a 31,5 miliardi di prestiti. Inoltre gli europei promettono che entro la metà del prossimo anno prenderanno una serie di misure che scatteranno al termine del programma di salvataggio, previsto per l’estate 2018, per alleggerire gli oneri di Atene nel rimborso dei prestiti.
Così Lagarde ha annunciato che entro 24 ore proporrà al direttorio dell’Fmi un accordo di compromesso con l’Eurogruppo che prevede il ritorno del Fondo al piano di aiuti, ma con l’effettivo versamento di finanziamenti congelato fino a che l’alleggerimento del debito greco non sarà nero su bianco (Washington da un lato chiedeva la sforbiciata, dall’altro i nuovi tagli portati a casa non senza problemi da Tsipras). Quando il reprofiling del debito greco sarà realtà, il Fondo verserà una tranche da 2 miliardi di dollari alla Grecia. Un compromesso sufficiente al ministro tedesco, Wolfgang Schaeuble, per dare l’ok di Berlino al nuovo prestito, che senza l’arrivo del Fondo sarebbe stato impallinato dal Parlamento tedesco che a breve si dovrà esprimere sul pacchetto. D’altra parte Angela Merkel prima delle elezioni di settembre non vuole entrare nel merito dell’alleggerimento del debito greco. Una curiosità: è la prima volta che un’economia avanzata si piega alla partecipazione «in principio» del Fondo a un salvataggio: una procedura in voga negli anni ’80 per Paesi come Sudan, Zaire, Argentina o Congo.

Alberto D’Argenio

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