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Grecia, rispunta il buyback

di Beda Romano

Nel drammatico tentativo di mettere mano al rischio contagio, i ministri finanziari della zona euro hanno annunciato ieri di essere pronti a nuove misure, tra le quali migliorare il funzionamento del fondo di stabilità finanziaria Efsf. Le nuove promesse sono giunte mentre sui mercati le tensioni sono raddoppiate.

«I ministri – si legge in un comunicato pubblicato a tarda ieri sera – riaffermano l'assoluto impegno a salvaguardare la stabilità finanziaria nella zona euro». In questo senso, l'Eurogruppo, è pronto ad allargare «la capacità di intervento e la flessibilità dell'Efsf, allungare le maturità dei prestiti e ridurre i tassi d'interesse».

Il testo di ieri è il risultato di un compromesso. Nella loro lunghissima riunione, iniziata nel primo pomeriggio e terminata a notte fonda, i ministri finanziari hanno discusso dei vari modi per aiutare ulteriormente la Grecia, in grave crisi debitoria. Il paese ha già ricevuto prestiti per 110 miliardi di euro, ma questi non appaiono sufficienti.

Nel corso delle loro discussioni, i ministri finanziari hanno discusso di tre ipotesi: il rinnovo del debito greco da parte degli investitori pubblici e privati (come proposto dalla Francia); lo scambio obbligazionario, con un allungamento delle maturità dei titoli (messo sul tavolo dalla Germania); e l'idea di un buy-back del debito da parte della Grecia.

Il comunicato di ieri riprende queste tre ipotesi, ma in modo volutamente ambiguo. Il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha parlato del lavoro di uno speciale gruppo di lavoro dell'Eurogruppo che «cercherà soluzioni per finanziare un nuovo programma pluriannuale, così come misure per ridurre il costo del servizio del debito e per migliorare la sostenibilità del debito greco».

Tra le altre cose, riferendosi all'ampliamento del ruolo dell'Efsf, e quindi all'ipotesi di un buy-back del debito greco, Juncker ha lasciato la porta aperta all'acquisto di titoli sul mercato secondario da parte del fondo. «Non lo posso escludere», ha aggiunto il commissario agli affari monetari Olli Rehn.

Il nuovo piano di aiuti finanziari alla Grecia – atteso «il più velocemente possibile» ha precisato lo stesso Juncker – non si baserà soltanto su nuovi prestiti, ma dovrebbe prevedere anche misure che riescano in un modo o nell'altro a ridurre la mole del debito greco e soprattutto il costo del servizio del debito.

Più in generale, numerosi diplomatici qui a Bruxelles ritengono che l'improvvisa crisi politica italiana, e le reazioni nervose dei mercati finanziari negli ultimi giorni, stanno dando un nuovo senso di urgenza alla ricerca di una soluzione più efficace e più duratura alla crisi debitoria della Grecia.

Arrivando a Bruxelles, il ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado ha ammesso: «Siamo dinanzi a qualcosa di più sistemico» rispetto al solo caso greco, e «che concerne la stabilità della zona euro nel suo insieme». La giornata di ieri però è rimasta per molti versi interlocutoria. Promesse di azioni, più che misure concrete.

Evidentemente, il contrasto tra chi vuole un fallimento greco e chi si oppone (come la Banca centrale europea che ha insistito perché la sua posizione fosse inserita nel comunicato), tra chi chiede il coinvolgimento dei privati e chi non lo vuole, ha complicato non poco la discussione tra i ministri. Una nuova riunione dell'Eurogruppo è probabile entro fine mese.

 

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