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«Grecia, rischiamo il primo crac dell’euro»

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — La Grecia è sull’orlo del fallimento, e probabilmente fallirà senza nuovi aiuti europei: questa volta non lo predice un giornale, o un’agenzia di rating, ma proprio il Paese che della stessa Grecia è indicato come il futuro salvatore. «Stiamo affrontando il rischio reale della prima insolvenza di Stato non coordinata all’interno della zona euro» parole scritte da Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, in una lettera inviata a vari interlocutori fra cui il presidente della Banca c e n t r a l e europea Jean-Claude Trichet; e poi ripresa dal quotidiano Die Welt. Per Schäuble, ad Atene sarebbe necessario un nuovo salvataggio con un «sostanziale» aumento degli aiuti internazionali, in aggiunta ai 110 miliardi già stanziati un anno fa dall’Unione Europea, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale. Ma non è l’unica voce preoccupata, la sua. Il presidente americano Barack Obama ha scelto proprio la cornice di una conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Angela Merkel per accendere un faro sulla situazione economica greca: «Penso che sarebbe disastroso per gli Usa assistere a una situazione incontrollata e a un default in Europa perché questo potrebbe scatenare una serie di altri eventi» . Parole ovviamente ben calibrate e meditate, basate su informazioni precise che Washington sta ricevendo in queste ore sia da Atene che da Berlino, che da Bruxelles. Parole alle quali ha fatto da contrappunto l’allarme del presidente della Fed Ben Bernanke sulla crescita americana lenta «in maniera disperata» , corollario di bassi tassi ancora per lungo tempo. La Germania e gli altri Stati Ue, ha spiegato invece il capo della Casa Bianca, devono agire insieme per favorire la stabilizzazione delle finanze ateniesi. Ma come, né Obama né la Merkel né altri sono forse in grado di dirlo con nettezza, e con certezza, anche perché tutti i giochi sembrano ancora aperti. Manca ancora un mese all’arrivo dei 12 miliardi che costituiscono la quinta rata del primo piano di salvataggio Ue-Fmi-Bce, ma è come se mancasse un secolo. Licenziamenti, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, sono stati al centro dell’ultima riunione del governo di George Papandreou: è durata 10 ore filate, è terminata a notte fonda, e ha partorito solo l’ipotesi di un possibile referendum popolare sulla manovra finanziaria; ma la stessa ipotesi è stata poi smentita. Forse troppi medici sono al capezzale di questo malato. Da un lato, si odono molte voci che continuano a suggerire una «ristrutturazione soft» del debito greco: cioè il rinnovo, con il consenso dei creditori e in primis delle banche, dei prestiti e dei titoli di Stato in scadenza. È un’ipotesi che vede favorevoli lo stesso Schäuble, il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde, e (parzialmente, e solo nelle ultimissime ore) anche il capo della Bce, Trichet. Dall’altra parte, voci altrettanto forti, come quella dell’agenzia di rating Moody's, avvertono: non si può, sarebbe un vero e proprio default, un fallimento con effetti imprevedibili sui mercati finanziari. Ma no, «non sarebbe un default» , ribatte Trichet. Le banche di tutti i Paesi attendono di sapere. Intanto, ad Atene, la situazione è sempre più tesa. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, avrebbe ricevuto delle minacce di morte provenienti proprio dalla Grecia. E il sottosegretario al Lavoro, Anna Dalara, è stata aggredita durante una manifestazione. Fra una settimana, ci sarà un altro sciopero generale.

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