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Grecia, nuova fumata grigia all’Eurogruppo

L’Eurogruppo regala una nuova fumata grigia sulla Grecia. «Apprezziamo gli sforzi del Governo per accelerare i negoziati», hanno scritto in una nota i ministri delle Finanze della Ue. Il piano di riforme però non è ancora pronto. Sui punti più caldi (lavoro e pensioni) le posizioni sono ancora distanti «e servono tempo e lavoro per arrivare a una soluzione». Per ora, dunque, non è possibile dare via libera all’ultima tranche di aiuti per il paese che sarà sbloccata solo «quando si arriverà a un’intesa complessiva». Nessun accordo-ponte, insomma. E troppo poco ottimismo, forse, per convincere la Bce – come sperava il governo Tsipras – a dare il via libera a nuovi investimenti delle banche elleniche in titoli di stato domestici, regalando un po’ d’ossigeno alle casse dello Stato. Atene però non molla. E pur non avendo ricevuto un euro di aiuti dal resto d’Europa dallo scorso ottobre, avrebbe dato mandato ieri agli uffici di bilancio per saldare regolarmente oggi 760 milioni di prestiti in scadenza del Fondo Monetario Internazionale.

La partita per il salvataggio della Grecia sembra comunque aver mosso qualche timido passo avanti. Il “lifting” al team negoziale ellenico – con Yanis Varoufakis relegato a un ruolo più defilato – sembra aver migliorato il clima. «Le cose vanno molto meglio – ha ammesso ieri uno degli sherpa di Bruxelles – avessimo proceduto a questo ritmo da febbraio, oggi avremmo già sul tavolo un’intesa». «Invece abbiamo solo sei settimane di tempo per salvare la Grecia» ha detto secco Klaus Regling, numero uno del fondo salvastati Esm. Il ministro della finanze del Partenone, che ieri ha avuto un faccia a faccia con Wolfgang Schaeuble, è certo di «un compromesso entro poche settimane». Un po’ di respiro, almeno dal punto di vista finanziario, adesso c’è. Se Atene salderà oggi il conto con l’Fmi, la prossima scadenza sul fronte dei debiti sarà il 5 giugno quando ci saranno da pagare altri 305 milioni a Washington. Le trattative proseguiranno ora livello tecnico per limare le ultime differenze. Poi, una volta trovata la quadra, arriverà l’ultimo ostacolo: l’approvazione dell’intesa nel Parlamento di Atene (per cui è necessario l’ok dell’ala radicale di Syriza) e in quelli di alcuni paesi del Nord (Finlandia ed Estonia in primis) dove i governi non sembrano disposti ad accettare troppe concessioni a Tsipras.
Nel caso non si arrivasse a un accordo, invece, resterebbe ancora aperta una strada per evitare il default: il referendum. La ricetta proposta da Fmi, Ue e Bce verrebbe sottoposta al voto dei greci chiedendo loro se sono disposti a una nuova dose di austerity pur di restare nell’euro o no. Una soluzione che ieri ha avuto pure l’autorevole endorsment di Schaeuble: «Si tratterebbe di una scelta giusta – ha detto il ministro delle finanze di Berlino – visto che lascerebbe scegliere democraticamente al popolo se dire sì o no».
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