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Grecia, no tedesco al taglio del debito

I ministri della zona euro e il Fondo monetario internazionale non sono riusciti a trovare un’intesa per sbloccare il prestito alla Grecia e salvare il Paese dalla bancarotta. Dopo dodici ore di discussione infruttuosa conclusasi dopo le due di notte, si sono dati appuntamento a lunedì prossimo. Secondo fonti ufficiali, il rinvio è dovuto alla necessità di approfondire alcune questioni «tecniche». «Siamo ad un pelo dall’accordo», ha detto il ministro francese dell’Economia Pierre Moscovici. Anche il tedesco Schauble si dichiara ottimista su una prossima intesa. Più prudente, la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, si è limitata a constatare che «sono stati fatti progressi», ma non si è sbilanciata sulle possibilità che la questione venga chiusa lunedì.
Il Fondo monetario insiste sul fatto che, per rendere sostenibile il debito greco e riportarlo al 120 per cento del Pil entro il 2020, è necessario che i governi europei accettino un taglio (“haircut”) sul valore dei titoli ellenici in loro possesso, così come hanno già fatto i privati. Ma la Germania, spalleggiata da Olanda, Austria e Finlandia, si oppone fermamente all’idea. E anche la Bce non ne vuole sentir parlare. «Un taglio del debito avrebbe tre conseguenze che non vogliamo. In primo luogo costerebbe soldi, secondariamente sarebbe un segnale pericoloso nei confronti di Spagna, Portogallo e Irlanda e in terzo luogo avrebbe effetti a livello giuridico sul bilancio», ha dichiarato ieri il portavoce del partito della Merkel, Norbert Barthle.
La Germania, insomma, non vuole addossare ai contribuenti tedeschi un nuovo onere derivante dal salvataggio della Grecia. E propone, per arrivare a rendere sostenibile il debito di Atene, un complesso mix di misure che a suo dire dovrebbero consentire di raggiungere l’obiettivo. Anche se l’esatta composizione della manovra non è ancora chiara, si sa che Berlino propone una riduzione degli interessi sui prestiti concessi ad Atene, un allungamento delle scadenze e un nuovo prestito del Fondo salva stati per dieci miliardi in modo di consentire al governo greco di riacquistare i bond detenuti dai privati a circa un terzo del loro valore nominale. Queste misure dovrebbero essere accompagnate da una proroga si due anni concessa alla Grecia per raggiungere un debito del 120 per cento del Pil nel 2022 anziché nel 2020. Ma la Lagarde è contraria ad un allungamento delle scadenze del risanamento, e pretende che la data del 2020 venga rispettata. I tedeschi sostengono che l’obiettivo 2020 è comunque raggiungibile anche senza un «haircut » dei titoli acquistati dai creditori pubblici europei. E la pausa di ieri si è resa necessaria dunque per consentire una serie di simulazioni econometriche che permettano di dire se e come le differenti misure accettabili per i tedeschi possono arrivare a stabilizzare il debito.
Intanto però l’ennesimo rinvio è stato accolto molto male dal governo di Atene. «Noi abbiamo fatto la nostra parte e mantenuto quel che avevamo promesso, adesso tocca all’Europa tenere fede agli impegni assunti», ha dichiarato il premier greco Antonis Samaras, che aveva faticato non poco per far accettare in Parlamento le ulteriori misure di austerità richieste dalla troika. La coalizione di socialisti e conservatori guidata da Samaras si trova ora in grandi difficoltà per la mancata risposta dell’Europa e i partiti anti-euro stanno di nuovo prendendo quota.
«Se non troviamo i mezzi per la Grecia, sarà in pericolo tutta la zona euro — ha avvertito ieri il presidente francese Francois Hollande ricevendo a Parigi Giorgio Napolitano — Ci serve un compromesso e lo cercheremo nelle prossime ore e nei prossimo giorni». Anche se la questione non è ufficialmente all’ordine del giorno, di sicuro finirà sul tavolo dei capi di governo della Ue, che si ritrovano questa sera a Bruxelles per un difficile vertice- maratona sul bilancio comunitario.

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