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Grecia, maggioranza pro-euro vince la destra, patto col Pasok Eurogruppo: ora sosterremo Atene

ATENE — L’euro sopravvive (per ora) alla tragedia greca. Nea Demokratia (Nd), il partito di centrodestra alla guida del fronte favorevole alla moneta unica, ha vinto le elezioni-bis di Atene e dovrebbe essere in grado di formare un governo assieme ai socialisti del Pasok, allontanando così lo spettro di un ritorno alla dracma. Il referendum pro o contro il memorandum della Trojka ha provocato, come previsto, una forte polarizzazione del voto: Nd ha ottenuto il 30% circa dei voti, l’11% in più del sei maggio, battendo di un’incollatura la sinistra radicale di Syriza, che malgrado un altro balzo in avanti del 10% si è fermata al 27%. L’Eurogruppo, soddisfatto per l’esito della consultazione, ha garantito «pieno sostegno » per aiutare Atene «a tornare a un percorso di crescita sostenibili». «I greci hanno espresso la loro volontà: vogliamo rimanere nell’euro, rispettando tutti gli impegni che ci siamo presi. Ed è una vittoria per tutta l’Europa – ha detto ieri il leader Antonis Samaras – Faccio appello a tutti i partiti di buona volontà per varare al più presto possibile un governo di salvezza nazionale ». Auspicio arrivato nella serata anche dalla Casa Bianca. Le alchimie della legge elettorale ellenica gli daranno una mano decisiva. Il primo posto ha regalato a Nea Demokratia il bonus di 50 seggi (sui 300 totali del Parlamento) che porta a quota 130 circa il suo bottino totale. Cifra che sommata ai 33 del Pasok di Evangelis Venizelos dovrebbero consentire di mettere in piedi senza troppa difficoltà un governo pro-euro. Formato per ironia della sorte dai due partiti storici della politica ellenica usciti con le ossa rotte dalle ultime due elezioni, con la possibile aggiunta della Sinistra democratica (Dimar) di Fotis Kouvelis. Antonis Tsipras, 37enne leader di Syriza e astro nascente della politica ellenica, ha telefonato al leader di Nd complimentandosi per il risultato e confermando che la sinistra radicale «rimarrà all’opposizione ». Dove resterà anche il partito neonazista Alba d’Oro che ha confermato il 7% precedente.
Oggi il presidente della Repubblica Karolos Papoulias dovrebbe affidare a Samaras il mandato per varare il nuovo esecutivo. E malgrado qualche piccola resistenza dei socialisti («parteciperemo solo se ne farà parte anche Syriza», hanno minacciato ieri alcuni rappresentanti del Pasok) già mercoledì l’aspirante premier potrebbe sciogliere la riserva.
Il primo passo di Samaras – sempre che alla guida del governo di unità nazionale, come chiede qualcuno, non vada un “tecnico” gradito alla Ue – è già scontato. Le casse dello stato sono vuote. Senza aiuti internazionali la Grecia non avrebbe i soldi per pagare stipendi e pensioni di luglio. E il nuovo presidente del Consiglio sarà costretto giocoforza a dedicare la sua prima missione a un viaggio a Bruxelles. Obiettivo: ribadire l’impegno del paese a rimanere nell’euro rispettando quel memorandum che solo un anno fa lo stesso Samaras contestava dai banchi dell’opposizione a George Papandreou. Chiedendo però in cambio, come hanno promesso sia il Pasok che Nd in campagna elettorale, di ammorbidire il programma di austerità imposto dalla Trojka in cambio dei 240 miliardi di aiuti garantiti ad Atene.
Samaras troverà la porta aperta. Incassato il successo del fronte proeuro persino la Germania ha aperto le porte ieri a una revisione dei termini del memorandum. Potrebbero essere rivisti i tempi, spostando dal 2014 al 2016 l’anno in cui Atene dovrebbe rispettare i suoi obiettivi di bilancio. Ed possibile che Bruxelles possa rivedere pure il tasso d’interesse applicato ai 290 miliardi di debiti ellenici, diluendo nel tempo gli 11 miliardi di tagli previsti per fine giugno in cambio della tranche di aiuti – data a questo punto per scontata – in arrivo a metà luglio. «L’Europa dovrà ora bilanciare le politiche di austerità con quelle di crescita», ha ribadito ieri sera Samaras.
La via crucis della Grecia, malgrado i festeggiamenti nel centro di Atene di ieri sera, non è finita. La strada per uscire dalla crisi è ancora lunga. Il nuovo governo di unità nazionale dovrà completare la riforma del pubblico impiego (la Trojka chiede 150mila taglia entro il 2015), la liberalizzazione delle professione e combattere corruzione ed evasione fiscale che tolgono 40 miliardi l’anno dal Pil. All’orizzonte ci sono insomma altre decisione dolorose, specie in un paese dove la disoccupazione è arrivata al 22% e dove i tagli a pensioni e stipendi del 20% hanno spinto (garantisce Eurostat) il 27% della popolazione sull’orlo della povertà. La Grecia però con il voto di ieri ha voltato pagina. L’orizzonte è meno fosco rispetto alle scorse settimane. Il paese, dopo aver conquistato in zona Cesarini i quarti di finale degli Europei di calcio, ha deciso di rimanere anche nell’euro. E quando venerdì la nazionale biancazzurra incontrerà la Germania, Angela Merkel e Antonis Samaras potrebbero addirittura sedersi fianco a fianco senza timore che finisca agli stracci. Con Atene, incrociamo le dita, forse ha voltato pagina anche l’Europa.

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