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Grecia, l’Unione cerca il salvataggio in extremis

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — La Grecia sta facendo di tutto per convincere i Paesi più rigoristi dell'eurozona sulla sua capacità di restituire i 130 miliardi di euro di prestiti di salvataggio, che deve ottenere prima della scadenza di una quota del suo debito in marzo, se vuole evitare il fallimento. Ma, nell'Eurogruppo dei 17 ministri finanziari a Bruxelles, non sono stati superati tutti i dubbi e le divisioni, che da mesi bloccano il via libera. Si parla perfino di un «buco» di vari miliardi, che non consentirebbe al duro piano di austerità, pur se integralmente attuato, di riportare il debito greco dal 160% al 120% del Pil nel 2020. I ministri hanno cercato di recuperare chiedendo alle banche private di accettare una perdita intorno al 75% sui titoli greci in loro possesso. Alcune indiscrezioni ipotizzano che il salvataggio della Grecia potrebbe costare fino a 245 miliardi. Nessun Paese vuole però essere accusato di aver causato il fallimento, che genererebbe conseguenze imprevedibili nell'eurozona. La riunione è così proseguita nella notte.
Il premier Mario Monti, membro dell'Eurogruppo in quanto anche ministro dell'Economia, ha continuato a mediare con la Germania, principale frenatrice del via libera ad Atene e poi ammorbiditasi. E' spuntato un irrigidimento dell'Olanda, che vorrebbe rendere permanente la trojka (formata da Commissione europea, Bce e Fmi), da mesi ad Atene per controllare il rispetto degli interventi di austerità. Ne scaturirebbe una specie di commissariamento delle politiche di bilancio, che irrita vari partiti ellenici.
Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, non chiede più di rinviare le elezioni anticipate in aprile, dopo le accuse alla Germania di ingerenza nella sovranità nazionale di Atene. Ma pretende un «conto bloccato», dove la Grecia dovrebbe far confluire i suoi introiti da destinare prioritariamente a restituire i prestiti. Parallelamente si stanno sviluppando ambigue trattative bilaterali. La Grecia avrebbe accettato le pressioni per acquistare armamenti tedeschi e francesi. Ieri ha concordato con la Finlandia (altro Paese frenatore) di fornirle garanzie aggiuntive. Si preme per far contribuire la Bce di Mario Draghi.
Il premier greco, Lucas Papademos, ha partecipato all'Eurogruppo per appoggiare il suo ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, e per trattare con le banche private creditrici. Un compromesso, in caso di mancato accordo, sarebbe elargire solo i prestiti d'urgenza e rinviare il via libera a dopo le elezioni. Il direttore del Fmi, la francese Christine Lagarde, ha caldeggiato l'approvazione del salvataggio.
L'accordo finale è condizionato dalle proteste di massa in Grecia contro le misure di austerità, che potrebbero aggravare una recessione già pesantissima per la popolazione. Una vittoria ad aprile dei partiti anti trojka potrebbe rimettere in discussione gli impegni con l'Ue per il salvataggio. Preoccupa il precedente del Portogallo, che ha applicato le misure di austerità e non riesce ancora a uscire fuori dalla crisi. Anche Monti chiede di unire il risanamento finanziario con interventi per la crescita e l'occupazione, conscio dei rischi provocati dal debito italiano al 120% del Pil. I Btp decennali restano circa 150 punti più costosi del livello di spread che il direttore di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, ha definito «ragionevole sotto 200».
 

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