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Grecia, l’ex Troika pronta a tornare ad Atene

La Grecia e i creditori riprovano, tra mille difficoltà, a far ripartire i negoziati. Le delegazioni di Atene e delle “istituzioni” (leggi l’ex Troika) inizieranno oggi gli incontri a Bruxelles per definire il piano di riforme elleniche da presentare entro fine aprile per sbloccare l’ultima tranche da 7,2 miliardi di aiuti. «Tsipras non riceverà soldi se non farà degli sforzi», ha ribadito ieri il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. «La Grecia deve varare le riforme in fretta — gli ha fatto eco il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble — Solo Yanis Varoufakis (il suo omologo sotto il Partenone, ndr) pensa di non aver perso tempo ».
Il governo di Syriza però, alle prese con un consenso altissimo ma sceso dall’83 al 64% negli ultimi sondaggi, si muove con i piedi di piombo per evitare contraccolpi sul fronte domestico. Già oggi — come avrebbe chiesto con insistenza Mario Draghi — potrebbero arrivare nella capitale i tecnici di Bce, Ue e Fmi per verificare il reale stato di salute del bilancio nazionale. «Questo non è più il momento degli slogan ma dei numeri e delle certezze», ha dichiarato Michel Sapin, responsabile delle finanze francesi e fino ad oggi uno dei politici più vicini alla Grecia. L’esecutivo ellenico ha provato a ribadire per tutta la giornata che la missione delle istituzioni è completamente differente dalle vecchie visite della Troika. «Quella è una cosa del passato, nessuno darà ordini ai nostri ministri », ha detto il portavoce del partito del premier Gavril Sakellarides, mentre Varoufakis si affrettava a precisare che la missione internazionale non sarebbe stata ospitata nei suoi uffici. Minuetti che hanno spazientito Dijsselbloem: «I negoziati inizieranno solo quando i nostri team saranno benvenuti in Atene».
La Grecia però ha scarsi margini negoziali. In cassa non ci sono soldi. «Ci serve ogni singolo euro », ha detto ieri un sottosegretario. Nelle prossime settimane ci saranno da rimborsare un prestito del Fondo Monetario e bond in scadenza per un totale di 4,6 miliardi. Qualche segnale positivo al riguardo arriva proprio dall’Europa che in pubblico fa la voce grossa, ma sottotraccia continua un centesimo alla volta a garantire ad Atene i finanziamenti per evitare il default. Il fondo salva-Stati ha detto di non aver pretese sui 500 milioni del fondo salvabanche, dando così il semaforo verde al governo per metterci sopra le mani. Lo stesso presidente dell’Eurogruppo ha alzato la palla alla Bce («è lei che decide sui limiti alle emissioni dei titoli di Stato»). E Draghi potrebbe elevare oltre il tetto di 3,5 miliardi il limite degli investimenti delle banche in obbligazioni pubbliche.
Il tempo però è davvero denaro. Le istituzioni spingono perché la Grecia lanci tutte le riforme (senza opporsi a quelle umanitarie se sono finanziate e a costo zero). «Bisogna rispettare il voto ellenico ma anche gli impegni presi» ha detto il Commissario Ue Moscovici. La Greciaspera forse di prendere tempo in attesa delle elezioni in Spagna in autunno (dove Podemos va benissimo nei sondaggi) e in Portogallo. Ma ben difficilmente potrà tirare la corda fino ad allora. Ad acuire la tensione è stato ieri lo stesso Tsipras che ha accusato la Germania di usare trucchi legali per evitare di pagare i danni dell’occupazione nazista della Grecia.
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