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Grecia, intesa in bilico Tsipras: “Ci boicottano” Fmi: “Misure vaghe”

Torna in alto mare la soluzione della crisi greca. Tsipras si è parzialmente rimangiato le concessioni che si era detto disposto a fare al vertice dell’eurozona di lunedì scorso, in particolare sulla riforma del sistema pensionistico. La delegazione greca ha presentato una proposta che prevede il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati soprattutto attraverso l’imposizione di nuove tasse. Ma i creditori non ritengono che una simile soluzione sia realistica e insistono su tagli alla spesa e riforma del sistema previdenziale. Le cinque cartelle della contro-proposta concordata tra Fmi, Bce e Commissione europea sono state però respinte da Atene. Tsipras se l’è presa in particolare con il Fondo monetario internazionale, che è il più rigoroso nel chiedere tagli strutturali alla spesa pubblica piuttosto che nuove tasse. Inoltre i greci esigono un impegno esplicito a rinegoziare il loro debito pubblico, che ha ormai sfondato la soglia del 180 per cento del Pil. E vorrebbero che il fondo salva stati europeo ESM, considerato più “flessibile”, rilevasse i titoli di debito ellenici attualmente in mano alla Bce.
In questo clima quanto mai teso, ieri sera è cominciata la riunione dei ministri delle Finanze della zona euro, dopo cinque ore di inutili colloqui a Bruxelles tra Tsipras, il presidente della Bce Mario Draghi, la direttrice del Fmi Christine Lagarde, il presidente della Commissione Juncker e quello dell’Eurogruppo, Dijsselbloem. Le aspettative iniziali erano che l’eurogruppo definisse un accordo in serata che sarebbe stato poi approvato dai capi di governo che si ritrovano oggi nella capitale belga per il Consiglio europeo. In questo modo si sarebbe potuto sbloccare l’ultima tranche del finanziamanto da 7,5 miliardi che avrebbe consentito alla Grecia di rimborsare un prestito di 1,5 miliardi al Fmi in scadenza martedì prossimo. Ma le posizioni sono ancora così distanti che i ministri hanno sospeso la riunione dopo poche ore e si sono dati un nuovo appuntamento per oggi all’una del pomeriggio. Intanto, nella notte, è stato convocato un secondo round di incontri tra Tsipras e i vertici delle istituzioni creditrici per cercare di sbloccare la situazione e spianare la strada ad un accordo.
Mentre lo spettro di un default greco continua ad aleggiare su questi negoziati frenetici, i governi e le istituzioni europee non smettono di professare una dedizione assoluta alla causa della permanenza della Grecia nell’euro. Tocca così alla direttrice del Fmi, Christine Lagarde, esponente dell’unica istituzione non europea coinvolta nel salvataggio di Atene, assumere il ruolo di negoziatrice più dura: «Occorre che le misure proposte da Atene siano credibili, non si può costruire un programma sulla sola promessa di una migliore raccolta delle imposte». Il premier italiano Matteo Renzi rincara: «Esiste una fortissima pressione in alcuni Paesi Ue per utilizzare questa finestra come occasione per escludere la Grecia» Il nodo principale restano le pensioni. I creditori, pur tutelando le pensioni minime, chiedono che l’età pensionabile venga alzata da 62 a 67 anni almeno a partire dal 2022. Ma il governo greco, dopo aver detto di accettare un riequilibrio del sistema previdenziale che è il più insostenibile d’Europa, ha rinviato la scadenza al 2025. Lo stesso vale per l’Iva. I creditori avevano accettato l’idea di mantenere l’aliquota del 13% per l’elettricità, ma chiedono di alzare l’imposta al 23% sulle altre categorie, mentre il governo greco vuole mantenere un’imposizione facilitata anche per alberghi e ritoranti. Pure sulla Difesa i tagli di bilancio chiesti dai creditori sono di 400 milioni mentre Atene è disposta a concederne solo la metà. In compenso il governo greco si ripropone di colmare il gap rispetto agli obiettivi di bilancio con una tassa straordinaria sulle imprese che i creditori considerano recessiva e dai risultati poco attendibili.
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