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Grecia, il Parlamento vota le riforme Il Fmi chiede più impegno in Europa

La trattativa che dovrà portare all’accordo tra i creditori internazionali e il governo greco per l’erogazione del terzo piano di aiuti da 82-86 miliardi parte in salita. E questa volta Atene non c’entra. Il Parlamento greco nella notte di mercoledì ha approvato le riforme elencate come condizioni per aprire il negoziato nel compromesso faticosamente raggiunto dal summit dei leader di Stato dell’eurozona del 13 luglio scorso, in cui la Grecia ha rischiato di uscire dalla moneta unica. Ieri il Fondo monetario internazionale ha cominciato però ad agitare le acque. 
Gerry Rice, il portavoce dell’istituto di Washington guidato da Christine Lagarde, ha detto durante la conferenza stampa quindicinale che i negoziati hanno davanti un «cammino difficile» e che da parte dei partner europei è necessario un «impegno concreto» per un alleggerimento del debito di Atene. Questo è il punto critico su cui da settimane il Fmi si scontra con la Germania. Solo pochi giorni fa la cancelliera Angela Merkel, pur aprendo alla necessità di rendere sostenibile il debito ellenico, aveva detto che ogni discussione andrà rinviata a dopo l’accordo per il terzo piano di aiuti. Rice ha spiegato che il Fmi non può prendere in considerazione un terzo salvataggio finché Atene non lo chiederà e «fino ad ora non è stato chiesto». «Le modalità e il processo per le discussioni sono ancora da decidere», ha proseguito Rice, spiegando che «la nostra partecipazione è condizionale a un approccio equilibrato». Il piano di aiuti alla Grecia del Fmi è ancora in corso e scadrà a marzo 2016. Tuttavia nel compromesso del summit c’è scritto espressamente che la richiesta di aiuti al Fmi «è una condizione necessaria affinché l’Eurogruppo approvi un nuovo programma Esm».
Ad Atene intanto è già arrivata la Troika al completo: Declan Costello per la Commissione europea, Rasmus Ruffer per la Bce e Delia Velculescu per il Fmi, che ha sostituito Rishi Goyal. Dovranno analizzare le condizioni economiche del Paese per individuare poi le misure che la Grecia dovrà adottare. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha detto che si arriverà a un accordo nella seconda quindicina di agosto. Il tempo stringe, Atene ha importanti scadenze: la principale 3,19 miliardi da restituire alla Bce il 20 agosto. Il primo prestito-ponte si è fermato a 7 miliardi e non ha tenuto conto del fabbisogno di 5 miliardi stimato per agosto. Si fa strada l’ipotesi di un secondo prestito. Tanto più che l’intesa avrà bisogno del via libera dell’Eurogruppo e di sette Parlamenti nazionali (probabilmente in ferie). I problemi logistici potrebbero essere risolti con una conference call e con il coinvolgimento solo delle commissioni parlamentari.

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