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Grecia, il grande scambio dei titoli

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — La notizia ufficiale, e sicura, arriverà solo questa mattina. Ma nelle capitali finanziarie d'Europa, già non si parla d'altro: intorno al 95 per cento dei creditori privati in possesso dei titoli di Stato greci avrebbe accettato «volontariamente» il programma di scambio proposto dal governo ellenico, e le perdite connesse. La soglia minima prevista dall'Unione Europea, per considerare valido il più grande concambio della storia, era intorno al 66% ed è stata ampiamente superata. Al di sotto, sarebbe stato il «default», la bancarotta incontrollata: anche perché fra soli 11 giorni, il 20 marzo, la Grecia dovrebbe rimborsare 14,5 miliardi di quei titoli giunti a scadenza, e com'è stato spiegato molte volte mancano i fondi per onorare l'impegno.
Ora, la svolta: fonti del governo Papademos, sotto il vincolo dell'anonimato, dicono che i risultati dell'intesa superano «le attese più ottimistiche». Nel frattempo — altro segnale molto importante — la Banca centrale europea ha annunciato che riammetterà i titoli greci come garanzie collaterali per la concessione dei suoi rifinanziamenti alle banche. Il Fondo monetario internazionale ha comunicato che il 15 marzo deciderà l'entità del suo contributo al piano di aiuti (finora aveva mantenuto una posizione molto defilata); e le Borse, Wall Street compresa, hanno già cominciato a festeggiare. Il perché, è presto detto: lo «swap», lo scambio «volontario» dei titoli di Stato, era ed è la condizione indispensabile per l'avvio del secondo programma triennale di aiuti stanziati da Ue, Fmi e Bce, in tutto 130 miliardi.
È il vero inizio della ristrutturazione «ordinata» del debito. Viene varata una prima grande scialuppa per il salvataggio della Grecia, anche se nessuno si azzarda a dirlo ancora apertamente né a parlare di soluzione della crisi: oggi stesso una teleconferenza dell'Eurogruppo, il vertice dei ministri finanziari dell'Eurozona, prenderà atto di quanto avvenuto e forse comunicherà le decisioni sul piano di aiuti. I bond in possesso di banche, compagnie di assicurazione e fondi di investimento ammontano a circa 206 miliardi (una somma che sale altri 60 miliardi e oltre se si sommano i titoli in mano alle banche centrali). Se davvero — come sembra — i creditori hanno accettato di scambiarli con nuovi titoli, rinunciando al 53,5% del valore nominale e al 75% di quello reale, questo vorrà dire che gli oltre 350 miliardi dell'immenso debito greco verranno alleggeriti di circa 107 miliardi. Sui nuovi titoli (ancora non esistono, ma secondo il «Wall Street Journal» le grandi banche avrebbero già messo in piedi un «mercato grigio» dove scambiarli) l'Europa ha comunque imposto delle garanzie di sicurezza: saranno emessi sotto l'egida non della legge greca ma di quella britannica, una legge più favorevole ai creditori e che impedirebbe al Parlamento greco di rovesciare il tavolo con un futuro «default».
Con tutto ciò, niente sarà facile negli anni che attendono la Grecia: proprio ieri è stato comunicato che il suo tasso di disoccupazione è arrivato al 21%, il doppio di quello registrato in media nella zona euro.
 

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