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Grecia, i tagli alle pensioni rischiano l’illegittimità

Tagliare le pensioni dei greci di un altro dieci per cento e alzare l’età della pensione da 65 a 67 anni potrebbe essere contro la Costituzione: la quinta sforbiciata in due anni vìola infatti principi quali la dignità dell’individuo e l’uguaglianza davanti alla legge. Questa volta non è la piazza infuocata, né l’opposizione a mettere il bastone tra le ruote al Governo ma il giudizio preventivo della Corte dei conti greca chiamata a dare un parere sulle misure di austerity che il Governo presenterà al Parlamento la prossima settimana.
Sebbene il parere della magistratura contabile non sia vincolante, l’allarme di ieri complica, e non poco, la corsa contro il tempo di Antonis Samaras per l’accordo con la troika. E potrebbe renderne impossibile l’attuazione, con una pioggia di ricorsi ai giudici. Il capitolo pensioni, ridotte ormai del 25% dal 2010, rappresenta la metà dei 9,37 miliardi di risparmi che il Governo vuole mettere a segno nel 2013 per onorare il pacchetto da 13,5 miliardi concordato con i creditori internazionali: Ue, Fondo monetario e Banca centrale europea.
La notizia della Corte dei conti piomba su una coalizione già in difficoltà a pochi giorni dal voto necessario a sbloccare una tranche di aiuti da 31 miliardi. Aiuti senza i quali le casse della Grecia rimarranno a secco nel giro di qualche settimana.
Arriva, inoltre, all’indomani dell’annuncio shock di Atene che ammette, nella legge finanziaria, di non essere in grado di domare il debito. Nel 2013 il suo peso toccherà il 189% del Pil, vetta lontana dal 179% finora stimato; nel 2014 sforerà il 190. L’obiettivo del 120% entro il 2020 viene archiviato sotto i colpi della recessione. E diventa più attuale l’ipotesi, caldeggiata dall’Eurozona, di un buy-back del debito greco. Ipotesi rilanciata ieri da un portavoce dell’Fmi che ha tuttavia sottolineato come buy-back di bond «possono essere utili soltanto se attuati in modo da portare una significativa riduzione del debito». Dello stock di 63 miliardi di debito in teoria interessato a un eventuale riacquisto a prezzi quasi dimezzati, un terzo è in mano alle banche greche che, secondo fonti di mercato citate dal Wall Street Journal, avrebbero bisogno di nuove ricapitalizzazioni se aderissero al buy-back.
Le difficoltà di questa soluzione e lo scetticismo crescente che circonda il programma di austerity hanno trascinato ieri la borsa di Atene nell’ennesima giornata nera: l’Ase ha chiuso a -5%, facendo della settimana in corso la peggiore da quattro anni con perdite del 13%.
Il pacchetto prevede, oltre ai tagli previdenziali, aumenti di imposte e una contestata riforma del lavoro che ha già fatto sfilare Sinistra Democratica: i suoi 16 deputati non voteranno la proposta governativa. I due principali partiti della coalizione – Nuova Democrazia e Pasok – hanno pur sempre la maggioranza, con 159 voti su 300, ma ribellioni e risultati clamorosi non sono esclusi. L’ultimo a tirarsi indietro è stato ieri il deputato Michalis Kassis: ha abbandonato il gruppo del Pasok: «Da adesso in poi – ha dichiarato – sono un indipendente». L’altra notte, dopo una riunione fiume, gran parte dei socialisti aveva accettato il «sì» al disegno di legge ma almeno cinque deputati restavano incerti. E solo due giorni fa la legge sulle privatizzazioni, che tocca corde assai meno sensibili, è passata sul filo del rasoio (148 sì su 293 presenti), infilzata da un drappello di 30 franchi tiratori. Il finale, per l’austerity, diventa al cardiopalma.

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