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Grecia, i mercati tirano il fiato

Dopo la tempesta è tornato il sereno alla Borsa di Atene e sui bond ellenici. L’indice azionario è passato in territorio positivo (+3,16%, dopo aver perso quasi il 20% in tre giorni) mentre il decennale ellenico è tornato al 10,15% dall’11,04% e il triennale ha perso 46 punti base collocandosi a 17,18% di rendimento, mantenendo però sempre la curva invertita, segno che gli investitori prevedono problemi nel breve rispetto al lungo termine. 
Una boccata d’ossigeno, dunque, dopo tre giorni di maxi-perdite che avevano fatto temere il peggio. A ripartire sono stati i titoli bancari, che in tre giorni avevano lasciato sul terreno il 44% del loro valore.
A spaventare i mercati era stata la partenza a razzo del governo Tsipras che aveva annunciato il blocco della messa sul mercato del colosso dell’energia elettrica, DEH, del 67% del porto del Pireo e della maggiore raffineria del Paese, l’Hellenic Petroleum. Tutte aziende che aveva guadagnato punti in Borsa nei mesi precedenti proprio sulla base delle aspettative di un’imminente privatizzazione annunciata dal governo Samaras su richiesta della Troika. Nel momento in cui si è capito che il nuovo esecutivo rosso-nero aveva bloccato tutte le privatizzazioni sono iniziate le vendite. Le reazioni non si sono fatte attendere anche a livello politico: i cinesi, la cui società Cosco era il principale candidato all’acquisizione delle quote del Porto del Pireo, hanno reagito. La Cosco si era assicurata la concessione per 35 anni per lo sfruttamento e l’allargamento dei due terminal merci del porto. «Abbiamo appreso che il governo greco ha annunciato di mettere fine alla privatizzazione del porto del Pireo. Questo ci preoccupa molto», ha dichiarato Shen Danyang, portavoce del ministero del Commercio cinese. Mentre gli investitori occidentali si aspettavano il default greco e fuggivano a gambe levate dall’Acropoli, i cinesi scommettevano su Atene offrendo investimenti e comprando bond. Era il 3 ottobre 2010 quando tra l’allora premier greco Giorgos Papandreou e quello cinese Wen Jabao, in visita ad Atene, si strinse un’alleanza strategica tra i due Paesi che avrebbe trasformato la Grecia nella porta occidentale della Cina. Ma ora è tutto in discussione e non è bastata la visita di Tsipras lunedì all’ambasciatore cinese per avvisarlo del cambio di rotta (subito dopo la visita a quello russo che invece annunciava l’avvicinamento di Atene a Mosca).
Che il governo Tsipras si muova con una certa inesperienza è comprensibile, anche se questo sta facendo spazientire più di un partner europeo. Per questo dopo due ore di colloqui nella capitale greca con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, Tsipras ha chiesto «più tempo» per realizzare le «riforme più ampie» su cui si è impegnato il governo. Uno stop and go, per non spaventare alleati e mercati ma senza perdere il consenso interno che chiede segnali rapidi per mettere fine all’austerità.
Dal canto suo, Schulz, alla vigilia della delicata visita ad Atene di Jeroem Dijsselbloem, il presidente dell’eurogruppo, ha spiegato che la Grecia cerca una soluzione «comune» con i partner europei. «C’è timore in Europa sul fatto che Tsipras segua una sua strada, ma oggi ho scoperto che non le cose non stanno così», ha detto il capo dell’Europarlamento, parlando a fianco del premier di Atene. Le discussioni tra Tsipras e Schulz sono state «franche» ha detto un portavoce del governo greco, e ciò significa che ci sono stati in realtà molti punti di divergenza.
Tra i primi interlocutori del nuovo premier greco ci sarà peraltro il governo italiano: Tsipras sarà ricevuto martedì a Roma dal presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. I due leader si incontreranno per un pranzo di lavoro a Villa Doria Pamphili.
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