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Grecia-Europa, prove d’intesa

La riunione straordinaria dell’Eurogruppo, convocata per discutere del caso-Grecia e conclusasi nella notte, ha registrato piccoli passi avanti verso un accordo per non lasciare Atene senza liquidità. Ma l’orizzonte si è spostato a lunedì 16 febbraio quando si terrà un’altra riunone dei ministri dell’Eurozona. Il commissario Moscovici ha ammesso che ci sono «margini di manovra». Oggi il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem riferisce ai capi di stato e di governo.

È iniziato ieri qui a Bruxelles un nuovo round negoziale per salvare la Grecia dall’ennesimo rischio di fallimento finanziario. Una riunione straordinaria dei ministri delle Finanze della zona euro, terminata a tarda serata, è stata l’occasione per una prima presa di contatto dei governi europei con il nuovo ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. I primi commenti alla fine del vertice sono stati per molti versi interlocutori. «Ci siamo accordati su come procedere nei prossimi giorni», ha detto il ministro delle Finanze lussemburghese Pierre Gramegna alla fine della riunione. «Una piccola via di cooperazione è stata aperta». Nuovi contatti ci saranno ora a livello tecnico per preparare un incontro dell’Eurogruppo già fissato per lunedì. Secondo le informazioni circolate ieri notte, i ministri hanno ascoltato le grandi linee di un piano greco basato su stabilità finanziaria, sostenibilità finanziaria, revisione del debito e crisi umanitaria.
Non vi sono state da parte dei ministri decisioni finali su come affrontare la crisi greca. Alla riunione era presente anche Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale. «Sono qui per ascoltare i piani del nuovo governo greco, per capire come possiamo continuare a sostenere la Grecia», aveva detto prima dell’inizio dell’incontro il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Il 25 gennaio scorso, elezioni anticipate hanno dato il potere a Syriza, partito della sinistra radicale.
Dopo un primo momento in cui ha rinnegato d’emblée la politica economica imposta alla Grecia dai suoi creditori internazionali, il nuovo premier Alexis Tsipras ha fatto parziale marcia indietro. La cancellazione del debito greco non appare più una priorità immediata, né appare tale l’annullamento delle riforme decise dai governi Papandreu, Papademos e Samaras. Dopo aver annunciato ai quattro venti di voler rivedere decise privatizzazioni, ha fatto parzialmente marcia indietro anche su questo aspetto.
Nel contempo, sia Tsipras che Varoufakis hanno messo l’accento su riforme apprezzate dai creditori del Paese mediterraneo, che in cinque anni ha ricevuto prestiti per 240 miliardi di euro: lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, così come il miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. La stampa greca rivelava nei giorni scorsi che il nuovo governo vorrebbe adottare il 70% delle riforme decise con i creditori. Basterà per strappare un nuovo sostegno finanziario?
Syriza è arrivato al potere con l’intenzione di non godere più di aiuti economici. Negli ultimi giorni, il governo ha dovuto ammettere a denti stretti che nuovi prestiti sono necessari. Il problema è che Tsipras ha fatto campagna elettorale promettendo ai greci la fine dell’impopolare programma di aggiustamento. Ancora ieri molti ministri si sono espressi a favore di condizioni rigide. Nessuno, per vari motivi, può abbuonare alla Grecia debito e riforme.
Due almeno sono gli aspetti su cui trovare un accordo. Il primo è come gestire la scadenza dell’attuale programma prevista alla fine di questo mese: con una proroga, con un nuovo programma, con un prestito-ponte, come chiesto dai greci? Gli europei non vogliono sentir parlare di quest’ultima opzione. Forse la questione potrà essere risolta (anche) con un trucco semantico: i greci potrebbero parlare di prestito-ponte; l’Eurogruppo potrebbe optare per l’espressione estensione tecnica.
Il secondo punto riguarda le condizioni da porre alla scelta precedente: i greci vogliono impegni meno gravosi; molti creditori sono pronti a rivedere le condizioni, ma non vogliono correre il rischio di annacquare la strategia di politica economica. In questo senso, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha detto prima di iniziare la riunione: «Ciascun Paese può fare come crede. Ma o il programma è completato, o non c’è programma».
Ciò detto, il commissario agli affari monetari, Pierre Moscovici, ha ammesso che vi sono «margini di manovra». La crisi greca si è imposta al vertice dei capi di stato e di governo previsto oggi sempre qui a Bruxelles. Dijsselbloem dovrebbe riferire ai leader delle discussioni tra i ministri. La speranza dell’establishment comunitario è di poter chiudere un eventuale accordo nella riunione dell’Eurogruppo prevista per il 16, in tempo per evitare una catastrofica fine del programma attuale lasciando la Grecia senza liquidità.

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