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Grecia-Europa, positivi i primi colloqui

La Grecia è come un ciclista in surplace. Aspetta, respira, si concentra, studia gli avversari. Sa che se vince, al traguardo lo aspettano le risorse per tamponare la crisi umanitaria e rilanciare l’economia. Gli avversari però sono molto più grandi ed esperti. Si chiamano debito, austerità, liberalizzazioni. Il debito è il 175% del Pil nazionale. L’austerità chiede che la Grecia riesca a raccogliere più tasse di quanto spenda: 3% del Pil quest’anno, 4,5 l’anno prossimo. Le misure di liberalizzazione chieste all’economia ellenica prevedono efficienze, privatizzazioni, in sostanza rotture di equilibri sociali che, fino ad oggi, hanno però bruciato più posti di lavoro di quanti ne abbiano creati. «Abbiamo delle leve da usare», assicura il primo ministro Alexis Tsipras. In Europa c’è chi pensa che Atene possa uscire dal terreno propriamente economico e giocare anche una partita geostrategica. Da una parte flirtando con la Russia grazie ai legami storici e religiosi, dall’altra punzecchiando gli Usa a intercedere sugli alleati europei pur di tenere Atene nella Nato. Una strategia più immediata, diretta (ed esplicitamente annunciata) è invece quella di trovare degli alleati nella famiglia europea. 

Tsipras, cresciuto ateo, comunista e no global, ma tanto pragmatico da allearsi con la destra nazionalista, guarda istintivamente a sinistra. Ieri, con 39 di febbre, ha accolto la mediazione del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Due ore e mezza di colloquio. Schulz alla fine appariva più stanco del malato, ma ne ha difeso la posizione. «Sono arrivato ad Atene dopo aver ascoltato opinioni negative sul nuovo governo. C’è chi si è convinto che il primo ministro Tsipras voglia prendere una strada solitaria in Europa e invece ho riscontrato la forte volontà di discutere, di cercare soluzioni con tutti i partner europei. La Grecia semplicemente non vuole insistere nell’errore dell’austerità. Sono rimasto impressionato dal progetto riformista del nuovo governo. Saranno grandi riforme».
Incassata la spinta di Schulz, Atene ne ha ricevuta un’altra da Mark Carney, direttore della Banca centrale d’Inghilterra. «Mentre Gran Bretagna e Usa stanno crescendo, l’Eurozona resta debole», ha detto Carney e la causa sta nella «timidezza di alcuni leader europei» nel «condividere più sovranità di bilancio». La Germania non è stata nominata, ma il ragionamento è chiaro. Se l’Eurozona fosse stato un unico Paese la «sua politica di bilancio avrebbe dovuto essere più di aiuto».
Oggi, febbre permettendo, Tsipras accoglierà il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, un incontro più ostico rispetto a quello di ieri. Gran parte delle trattative sull’eventuale taglio del debito si svolgeranno infatti tra i ministri economici della moneta unica.
Ieri la Borsa greca è rimbalzata recuperando parte delle perdite dei primi giorni, ma il nuovo governo non ha ancora meccanismi ben oliati. Un ministro ha dovuto smentire un direttore di dipartimento che dubitava ci fossero fondi per pagare le pensioni di marzo. Un altro, l’effervescente ministro delle Finanza Yanis Varoufakis, ha invaso il campo del collega degli Esteri proprio sui rapporti Ue-Russia. Tsipras deve mettere un po’ d’ordine tra le file. Tra poco il surplace dovrà finire.

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