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Grecia e Ue verso un compromesso

Dopo un deludente vertice straordinario dei ministri delle Finanze della zona euro dedicato all’ennesimo salvataggio della Grecia, Atene e i suoi partner europei hanno tentato ieri di calmare le acque, fosse solo per evitare un deleterio nervosismo sui mercati finanziari. Nel contempo, la stessa Banca centrale europea ha aumentato la quota di denaro, da 60 a 65 miliardi di euro, che l’istituto monetario greco potrà concedere alle banche del paese in situazioni d’emergenza.
Riuniti ieri in un vertice informale, i leader dei Ventotto hanno voluto raffreddare le tensioni. In un comunicato, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e il premier greco Alexis Tsipras hanno spiegato di essersi «trovati d’accordo nel chiedere alle istituzioni di lavorare insieme alle autorità greche su una analisi tecnica del terreno comune tra l’attuale programma di aggiustamento e i piani del governo greco, in modo da facilitare le discussioni» al nuovo Eurogruppo fissato per lunedì.
Successivamente, Tsipras ha spiegato che «passi importanti» sono stati fatti durante il vertice ma «c’è ancora distanza» tra le posizioni. Nel contempo, dopo avere deciso di escludere le banche greche dalle normali operazioni di rifinanziamento, a causa dei dubbi sul futuro del paese, la Bce ha portato da 60 a 65 miliardi di euro la somma che può essere prestata agli istituti greci in casi d’emergenza. Così Francoforte ha ammorbidito la sua posizione, tenendo comunque la briglia stretta sul collo della Grecia.
Dopo il tira-e-molla di mercoledì tra i ministri delle Finanze c’è quindi la sensazione di un passo avanti nel tentativo di trovare un accordo sul futuro del paese mediterraneo. Nell’Eurogruppo di due giorni fa, il contrasto tra la Grecia e i suoi creditori è stato evidente, tanto che i ministri non sono neppure riusciti a trovare una intesa su un comunicato finale, dopo che il partito della sinistra radicale Syriza è arrivato al potere con l’impegno di rivedere radicalmente la politica economica seguita finora.
Da un lato, il nuovo governo non vuole più alcun programma di aggiustamento, ma ha bisogno di denaro, senza condizioni particolari ma con la promessa di continuare a modernizzare l’economia nazionale. D’altro i creditori della Grecia sono pronti a concedere nuovi prestiti, se necessario, ma in cambio di precise condizioni e di un quadro chiaro. «Difficile in questo contesto trovare un comune terreno», spiegava ieri un diplomatico che ha partecipato alle conversazioni di mercoledì sera.
In una conferenza stampa gremita alla fine del vertice di ieri, Tsipras si è mostrato al tempo stesso diplomatico e aggressivo. Le riforme imposte dal programma «hanno devastato il paese», ha spiegato. Il «nuovo governo greco» vuole fare «le riforme che servono al paese», ma «la Troika non esiste più e il memorandum non esiste più». Ha poi assicurato che in vista dell’Eurogruppo di lunedì si discuterà di «una proposta cristallina che punta alla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale».
Il breve comunicato pubblicato ieri a margine del vertice informale dei capi di stato e di governo è un modello di equilibrismo semantico. La parola «istituzioni» è un modo per evitare di parlare della Commissione, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, ossia la Troika così criticata in Grecia dove viene considerata alla stregua di una forza di occupazione. Nel contempo, sembra quasi delinearsi l’idea che il piano del governo possa essere traslato in un nuovo programma dei creditori.
Il tempo però stringe. L’attuale programma greco scade a fine mese, e la Grecia rischia di avere presto bisogno di denaro fresco. «L’Europa – ha detto la cancelliera Angela Merkel – è sempre pronta a compromessi che sono fatti se tutti vi trovano il proprio tornaconto (…) Ma le regole vanno rispettate». In questo senso, sempre ieri la signora Merkel ha avvertito di considerare una proroga del programma attuale l’opzione più concreta e pragmatica.
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