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Grecia e Ue: “Proposte concrete accordo vicino”.Le Borse volano

Pensioni, Iva, fiscalità, tagli al bilancio della difesa, avanzo primario: alla fine Tsipras ha ceduto quasi su tutto e un accordo per salvare la Grecia esce dal mantra degli auspici per diventare una possibilità concreta. I capi di governo della zona euro riuniti ieri sera a Bruxelles non hanno chiuso l’accordo, ma hanno dato il loro assenso politico perchè l’intesa si perfezioni in settimana, possibilmente in occasione del vertice europeo di dopodomani. Questo dovrebbe consentire di sbloccare i sette miliardi di euro dell’ultima tranche del prestito europeo, permettere ai greci di rimborsare il Fmi a fine mese ed evitare il default di Atene. Ma la cena di lavoro di ieri non è stata inutile. E’ servita a dare alla Grecia la garanzia che il programma europeo di aiuti continuerà nei prossimi anni e che si troverà il modo di ritrutturare il gigantesco debito del Paese rendendolo più sostenibile. Si discute di una estensione del programma almeno fino a dicembre. Erano queste le condizioni che Tsipras esigeva per fare marcia indietro su tutta una serie di punti che tenevano in stallo il negoziato.
Il problema è che un impegno formale a ristrutturare il debito non poteve essere preso. Troppi governi europei, a cominciare da quello spagnolo e portoghese e da molti dell’Est, non sono in grado di far accettare alle proprie opinioni pubbliche un trattamento di favore concesso ad Atene che renderebbe ancora più amari i sacrifici sopportati in patria negli ultimi anni. Ma è altrettanto evidente che, una volta salvata la Grecia dal default, nessuno ha interesse a vederla ripiombare sull’orlo della bancarotta tra pochi mesi. E dunque una soluzione va trovata sia per continuare il programma di assistenza sia per alleggerire in qualche modo l’onere del debito greco pur senza arrivare ad un condono formale. Ed è questo che i leader dell’eurozona hanno ripetuto ieri al loro collega Tsipras. Prima in una se- rie di incontri bilaterali che il premier greco ha avuto con Juncker, Draghi, Christine Lagarde e Matteo Renzi, poi nel corso dei lavori del Consiglio. Un impegno che dovrebbe consentire a Tsipras di tornare ad Atene con rassicurazioni sufficienti per far accettare al Parlamento e ai duri del suo partito le molte consessioni che ha dovuto fare a Bruxelles. «Queste sono le prime vere proposte da parte greca dopo molte settimane », ha commentato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. «Finalmente c’è una base per ricominciare le discussioni ed arrivare ad un accoordo nei prossimi giorni, si è compiaciuto il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. «E’ fondamentale che il governo Tsipras continui in questa direzione. Ma quella che stiamo facendo è anche una discussione su che tipo di comunità vogliamo per il nostro futuro», ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi. In effetti, se l’accordo per il salvataggio di Atene si farà come previsto, sarà innazitutto un accordo politico. Se Tsipras ha accettato di fare marcia indietro su molti punti che fino a poche ore fa considerava irrinunciabili, gli altri governi della zona euro hanno deciso di pagare un prezzo elevato per salvaguardare il principio della indissolubilità dell’unione monetaria.
Ieri le borse hanno festeggiato la prospettiva di un accordo. Atene ha registrato un balzo storico del 9 per cento Milano +3,47%, Madrid +4%, Francoforte +3,8%, Parigi +3,8% (a un soffio dal riagganciare quota 5mila) e Londra +1,72%. Anche lo spread sui titoli di Stato si è notevolmente ridotto: quello italiano sul bund tedesco è tornato sotto quota 130 e l’agenzia di rating Moody’s ha promosso a raffica 17 banche italiane da Intesa e Unicredit fino a molti gruppi di Popolari. Segno che i mercati hanno recepito il messaggio politico lanciato dai leader europei. Il possibile tallone d’Achille, in questa crisi che sembra finalmente avviata ad una soluzione positiva, è la fragilisima situazione delle banche greche, sottoposte ad un autentico salasso di prelievi da parte dei risparmiatori. Ieri la Banca centrale europea è intervenuta d’urgenza alzando per la terza volta in meno di una settimana il tetto dei prelievi di denaro che gli istitituti di credito greci sono autorizzati a fare attraverso l’Ela, il meccanismo di emergenza che tiene in vita il sistema bancario di Atene. Le buone notizie che arrivano da Bruxelles dovrebbero aiutare a frenare l’emorragia. Ma se l’assalto ai bancomat dovesse continuare, l’accordo che si è delineato ieri potrebbe arrivare troppo tardi per salvare il paese dal default. Anche per questo nell’incontro avuto con Tsipras Draghi ha chiesto «un accordo in tempi brevi »
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