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Grecia, è sfida finale. Da governo e creditori due piani contrapposti

Brussells Group ed Euroworking group si incontreranno oggi per cercare di trovare la quadra. Il problema è arrivare a un compromesso finale in grado di ottenere il via libera nel Parlamento di Atene ma anche in quello tedesco, finlandese e olandese, covi di “falchi” del rigore poco inclini a nuove concessioni. L’alternativa – cui nessuno per ora vuole pensare – è quella di un default controllato della Grecia. Ma quanto controllato possa essere è ancora materia di dibattito. «Le conseguenze di un uscita della Grecia dall’euro sarebbero «gigantesche », ha ammesso ieri il vicepremier tedesco Siegmar Gabriel. E gli effetti collaterali del crac – temono a Roma e Bruxelles – potrebbero arrivare a lambire anche gli interessi sul debito pubblico italiano.

La partita per salvare la Grecia dal default arriva all’ultimo round senza un vero e proprio accordo («i progressi sono insufficienti », ha detto tranchant il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem) ma con ben due piani di compromesso sul tavolo. Il governo ellenico ha presentato lunedì sera ai creditori un documento «realistico» – parole del premier Alexis Tsipras – in cui riassume in 47 pagine la sua roadmap per sbloccare gli aiuti. «Impegni ancora troppo generici», dicono fonti di Bruxelles. Tanto che Ue, Bce e Fmi hanno deciso di alzare la posta. E oggi invieranno ad Atene le loro controproposte in una sorta di offerta “prendere o lasciare” da cui dipende il futuro del paese nell’euro. L’ex Troika sarebbe pronta a mettere sul piatto nuovi aiuti – oltre ai 7,2 miliardi dell’ultima tranche potrebbe sbloccare 10,9 miliardi del fondo salvabanche – e a iniziare un percorso per ridurre l’esposizione di Atene. In cambio però chiederebbe un pacchetto di riforme blindato nei termini e nei tempi, alcune delle quali, quelle su lavoro e pensioni, difficili da digerire per l’esecutivo ellenico.

L’obiettivo di entrambe le parti e dei mercati (l’euro ieri è schizzato al rialzo nella speranza di un accordo) è arrivare a un’intesa in tempi strettissimi. Venerdì la Grecia deve pagare 305 milioni all’Fmi, prima tranche degli 1,6 da restituire entro il 19 luglio. Non sarà però facilissimo. «Dubito che possano essere sbloccati aiuti questa settimana», ha messo le mani avanti Dijsselbloem mentre Yannis Dragasakis, vicepremier greco, ha ribadito che Syriza «non accetterà ultimatum».
«La palla è in mano alla politica e ai vertici Ue – ha detto Tsipras –. Sta a loro a questo punto guardare alla situazione con realismo ». Le possibilità di una fumata bianca a stretto giro di posta sono legate a filo doppio alle richieste che Ue, Bce e Fmi faranno ad Atene. E alla speranza che i creditori riescano allo stesso tempo a superare le loro divisioni.
Il summit di lunedì sera tra Angela Merkel, Francois Hollande, Jean Claude Juncker, Christine Lagarde e Mario Draghi non è bastato a sciogliere tutti i nodi. Washington è convinta che imporre nuova austerità ad Atene rischi di mettere definitivamente ko il paese e ha chiesto una sforbiciata al debito che lo renda davvero sostenibile. Parigi e Berlino sono contrarie e pretendono che la Grecia rispetti i suoi obiettivi di bilancio garantendo nuovi tagli al budget. Lavorando su lavoro e pensioni, temi su cui Syriza è come ovvio sensibilissima. Il governatore della Bce ha deciso comunque di non staccare la spina ad Atene e ha rialzato ieri di 500 milioni le linee d’emergenza per le banche elleniche senza tagliare il valore dei titoli che possono dare in garanzia per i prestiti.
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